Mercati

    Punto settimana - 19-23 ottobre 2026

    Una settimana stretta fra due pressioni: il petrolio, con il Brent a 116,72 dollari (+6,2%) dopo gli attacchi Houthi in Arabia Saudita, e i dubbi sulla spesa per l'intelligenza artificiale riaccesi dai conti di Meta. Il Nasdaq chiude a -0,7%, l'S&P 500 a -0,5%, il Dow regge a +0,4%. In Europa pesa di più: Euro Stoxx 50 -2,2%, Ftse Mib -2,6%, spread Btp-Bund risalito sopra quota 120.

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    La settimana si chiude con due conti aperti, e nessuno dei due è stato saldato. Il primo è il petrolio: il Brent ha guadagnato il 6,2% in cinque sedute e venerdì ha chiuso a 116,72 dollari, il livello più alto dal 29 aprile. Il secondo è l'intelligenza artificiale: giovedì il mercato ha rimesso in discussione quanto costa, e chi la paga. Wall Street ha retto meglio dell'Europa, ma solo perché la sua parte più difensiva ha compensato quella più cara.

    Il petrolio detta il tono

    Il motore della settimana è il Golfo. Le milizie Houthi, alleate dell'Iran, hanno continuato a colpire l'Arabia Saudita: mercoledì un drone ha centrato il giacimento di Shaybah, con due morti secondo i media di Stato sauditi, e Saudi Aramco ha chiesto al personale di lasciare la sede di Dhahran e lavorare da remoto. Il Dipartimento di Stato americano ha ordinato al personale non essenziale di lasciare il Paese. Lo stesso mercoledì Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti non stanno trattando con Teheran e che qualcosa accadrà «fairly soon», abbastanza presto.

    Venerdì il Brent ha messo a segno un +3,1% in una sola seduta, il Wti un +3,8% a 103,27 dollari. Su base settimanale il greggio americano sale del 2%, quello del Mare del Nord del 6,2%: è la terza settimana consecutiva di rialzo.

    Giovedì, il giorno dell'intelligenza artificiale

    Il secondo filo si è spezzato giovedì 22. Meta ha pubblicato conti sopra le attese, ma ha anche segnalato il primo flusso di cassa negativo in oltre dieci anni a causa della spesa per l'intelligenza artificiale, e ha annunciato un frazionamento azionario due per uno. Il titolo ha perso il 7%. Tesla, che aveva diffuso i conti il giorno prima, ha ceduto il 3,1% nonostante un flusso di cassa positivo e il taglio degli investimenti previsti per il 2026.

    Il resto lo ha fatto il contagio: il Nasdaq Composite ha chiuso a -2,6%, la peggior seduta da inizio giugno, l'S&P 500 a -1,21% e l'indice dei semiconduttori di Filadelfia a -6,7%. La domanda che il mercato si fa adesso non è se l'intelligenza artificiale funzioni, ma quanto a lungo i bilanci possano sostenerne i costi.

    Wall Street: tecnologia giù, difensivi su

    Il bilancio settimanale lo racconta bene. Il Nasdaq Composite chiude a 25.955,34 punti (-0,7%), il Nasdaq 100 a 28.957,53 (-0,8%), l'S&P 500 a 7.623,68 (-0,5%). Il Dow Jones, più pesato su titoli difensivi, chiude invece la settimana in rialzo dello 0,4% a 52.215,16 punti, pur avendo perso l'1,2% nella sola seduta di venerdì. Le piccole capitalizzazioni del Russell 2000 guadagnano il 2%.

    Venerdì è stato il petrolio, non la tecnologia, a pesare: secondo Associated Press quasi tre titoli su quattro dell'S&P 500 hanno chiuso in calo, mentre il rendimento del Treasury decennale è salito al 4,99%. L'indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan, secondo Reuters, è sceso vicino ai minimi storici, con i rincari legati al conflitto in Medio Oriente fra le cause.

    Europa e Piazza Affari: la settimana peggiore

    Il Vecchio Continente ha pagato entrambi i conti. L'Euro Stoxx 50 chiude a 6.068,22 punti, in calo del 2,2% sulla settimana; il Ftse Mib a 48.559 punti, con un passivo settimanale del 2,6%. Il colpo è arrivato giovedì, quando Milano ha perso circa il 2,5%.

    Venerdì Piazza Affari è stata l'unica grande Borsa europea in rialzo (+0,36%), grazie a Eni: +5,82% dopo una trimestrale con utile netto a 6,4 miliardi di euro e un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione. Con lei Tenaris (+4,51%) e Saipem (+4,17%). Sul fronte opposto Stellantis, -6,29%, dopo il taglio del prezzo obiettivo di HSBC da 4 a 3,3 euro.

    Lo spread si allarga

    Il dato che merita più attenzione per chi detiene titoli di Stato italiani è lo spread. Venerdì 16 aveva chiuso a 106 punti base. Mercoledì era a 115,7, giovedì a 124. Venerdì le chiusure riportate oscillano fra 124 e 126 punti, con il Btp decennale al 4,60%. Il movimento di giovedì è istruttivo: il rendimento del Btp è rimasto quasi fermo (4,57%), mentre il Bund è sceso di 8 punti base al 3,33%. È la classica fuga verso la qualità: il mercato compra Germania, non vende Italia, ma il differenziale si allarga lo stesso.

    L'euro resta poco sopra 1,12 contro il dollaro, sostanzialmente invariato sulla settimana.

    I numeri della settimana

    Mercato Chiusura 23/10 Var. settimanale
    S&P 500 7.623,68 -0,5%
    Nasdaq Composite 25.955,34 -0,7%
    Nasdaq 100 28.957,53 -0,8%
    Dow Jones 52.215,16 +0,4%
    Euro Stoxx 50 6.068,22 -2,2%
    Ftse Mib 48.559 -2,6%
    Brent (dollari/barile) 116,72 +6,2%
    Wti (dollari/barile) 103,27 +2,0%
    Euro/dollaro 1,12 invariato
    Spread Btp-Bund 124-126 pb da 106 pb

    La prossima settimana

    Il calendario non concede tregua. Mercoledì la Federal Reserve decide sui tassi, con il mercato che si aspetta una pausa e cerca indicazioni su dicembre. Giovedì 29 tocca alla Bce, riunita a Francoforte. Nel frattempo arrivano i conti di Alphabet, Microsoft e Amazon: tre dei maggiori investitori in infrastrutture per l'intelligenza artificiale. Dopo giovedì scorso, le loro previsioni di spesa saranno lette riga per riga.

    Una settimana fa la domanda era se il petrolio avrebbe frenato le Borse. Ora la domanda è un'altra: quanta inflazione da energia e quanta spesa in intelligenza artificiale il mercato è disposto a finanziare nello stesso momento.

    Fonti: Associated Press, Reuters, CNBC, ANSA, Teleborsa, QuiFinanza, SoldiOnline, Yahoo Finance.

    Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria.

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