Mercati

    Punto mercati, la chiusura — 17 settembre 2026

    Ventiquattro ore dopo aver incassato male la stretta della Federal Reserve, Wall Street la riscrive in rally: S&P 500 a 7.637,76 (+1,13%), Nasdaq Composite a 26.418,30 (+1,69%), Nasdaq 100 a 29.446,98 (+1,73%), Dow a 51.779,85 (+0,62%). A muovere i prezzi non è stata la banca centrale ma l'obbligazionario, con il decennale americano sceso al 4,93% dopo sette punti base. L'Europa aveva già chiuso in rialzo compatto — FTSE MIB a 52.386 (+0,80%), DAX a 25.717 (+0,70%), Londra sopra l'uno per cento — con lo spread BTP-Bund a 86 punti base. Il petrolio continua a sgonfiarsi: WTI a 101,91 dollari (-0,51%), Brent a 104,82 (-0,95%).

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    Il giorno dopo si giudica meglio del giorno stesso. Ieri sera la Federal Reserve alzava i tassi per la prima volta dal 2023 e Wall Street chiudeva in rosso, con il Dow a lasciare sul terreno oltre seicento punti. Oggi gli stessi indici hanno recuperato tutto e qualcosa in più, senza che la banca centrale dicesse una parola nuova. Cambiata non è la politica monetaria: è il prezzo del denaro a lunga.

    Wall Street: il rally arriva dal mercato obbligazionario

    Indice Chiusura Var.
    S&P 500 7.637,76 +1,13%
    Nasdaq Composite 26.418,30 +1,69%
    Nasdaq 100 29.446,98 +1,73%
    Dow Jones Industrial 51.779,85 +0,62%

    La gerarchia è l'esatto rovescio di ieri. Ieri pagava la tecnologia e reggeva l'indice largo; oggi il Nasdaq corre di quasi due punti e il Dow resta indietro, fermo a sei decimi. Non è rotazione casuale: è la firma di un movimento partito dai tassi.

    Il decennale americano ha chiuso al 4,93%, oltre sette punti base sotto la vigilia, scendendo dai massimi toccati in settimana. Il trentennale è al 5,282%, il biennale al 4,67%, entrambi in arretramento. È il dettaglio che spiega la seduta: una banca centrale che stringe e una curva lunga che scende insieme raccontano un mercato convinto che la stretta funzioni, non che serva replicarla all'infinito.

    Sul singolo titolo il denaro è andato dove la domanda è fisica, non finanziaria: Lumentum guadagna circa il 9,6%, Coherent quasi il 7%, Intel il 4%, con il comparto del networking ottico — Credo, Astera Labs — trainato dalla spesa in infrastruttura per i data center. Stessa logica sull'energia, con GE Vernova e Bloom Energy premiate dal conto elettrico dell'intelligenza artificiale. Restano indietro le criptovalute e i finanziari più leggeri di attivo, che dai tassi alti hanno solo da perdere.

    Sul fronte macro americano, due letture di segno opposto: le richieste di sussidio di disoccupazione si fermano a 196.000, sotto le 207.000 attese, mentre i cantieri residenziali di agosto deludono. Un mercato del lavoro che non cede resta la giustificazione più solida della stretta di ieri.

    Europa: chiusura in rialzo compatto, prima del rally americano

    Indice Chiusura Var.
    FTSE MIB 52.386 +0,80%
    DAX 25.717 +0,70%
    CAC 40 n.d. +0,79%
    FTSE 100 10.816 ca. +1,2% ca.
    EuroStoxx 50 4.476 ca. +1,0% ca.

    Il Continente ha chiuso prima che Wall Street completasse il recupero, e ha comunque portato a casa una seduta ordinata, con tutti i principali listini fra il mezzo punto e l'uno e mezzo. Londra fa meglio di tutti; Piazza Affari aggiunge otto decimi e si porta sopra i 52.000 punti.

    A Milano i protagonisti sono stati Poste Italiane e Telecom Italia, quest'ultima sull'ipotesi di riapertura dell'OPA, insieme al lusso di Moncler e a Fincantieri. In coda Campari ed Eni, quest'ultima penalizzata proprio dal greggio che scende.

    Sul fronte dei tassi europei il quadro è il più tranquillo da settimane: BTP decennale al 4,34%, in calo dal 4,37% della vigilia, e spread BTP-Bund a 86 punti base (alcune rilevazioni di giornata indicavano 87). L'euro tratta a 1,1477 sul dollaro. L'inflazione dell'area euro di agosto è stata confermata al +3,2% annuo, un soffio sotto la stima preliminare: nessuna sorpresa, ed è esattamente ciò che il mercato chiedeva.

    Materie prime: il petrolio continua a sgonfiarsi

    Materia prima Chiusura Var.
    WTI 101,91 $ -0,51%
    Brent 104,82 $ -0,95%

    Secondo giorno consecutivo di arretramento. Dopo il danno all'oleodotto East-West, l'Arabia Saudita ha dirottato parte delle esportazioni attraverso lo Stretto di Hormuz con trasferimenti nave-nave al largo di Sohar: il mercato ha letto la manovra come prova che il rischio di interruzione dell'offerta è gestibile, e ha tolto premio al barile.

    Vale però ricordare il punto di partenza. Il WTI resta sopra il 18% nell'arco del mese e in guadagno anche sulla settimana: quello a cui assistiamo è un rientro dall'emergenza, non un ritorno alla normalità dei prezzi.

    L'oro si è mosso poco, intorno ai 4.364 dollari l'oncia nella mattinata americana, circa quattro decimi sopra la vigilia — dato intraday, non di chiusura serale.

    Cosa portarsi a casa

    La seduta di oggi non contraddice quella di ieri: la completa. Ieri il mercato ha prezzato la sorpresa di tono della Fed; oggi ha prezzato le conseguenze, e le ha trovate meno ostili del previsto, perché il costo del denaro a lunga è sceso invece di salire. Finché il decennale continuerà ad allontanarsi dal 5%, la tecnologia avrà spazio e l'azionario reggerà anche con una banca centrale che minaccia un altro rialzo.

    Il punto fragile resta il barile. Il petrolio ha ceduto per una soluzione logistica, non per una soluzione politica: l'oleodotto è ancora fermo e la rotta alternativa passa dallo stretto più sorvegliato del mondo. È lì che si decide se l'inflazione che ha costretto la Fed a muoversi sia un episodio o un regime.

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