Mercati

    Punto mercati, la chiusura — 16 settembre 2026

    La Federal Reserve alza i tassi di 25 punti base con voto unanime, primo rialzo dal 2023: target al 3,75-4,00%. Wall Street incassa male — S&P 500 a 7.551,81 (-0,45%), Dow a 51.461,90 (-1,21%), Nasdaq Composite piatto a 25.978,42 (-0,01%). L'Europa aveva già chiuso prima dell'annuncio, e in rialzo: FTSE MIB a 51.969 punti (+0,80%), DAX a 25.538 (+0,53%), EuroStoxx 50 +0,48%. Il petrolio molla la presa con la riapertura dell'oleodotto saudita — WTI a 102,05 dollari (-3,57%), Brent a 105,48 (-3,01%) — mentre il decennale americano resta sopra il 5%.

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    La giornata si è spezzata in due, e la linea di frattura è passata esattamente alle otto di sera, ora italiana. Prima di quel momento i listini europei chiudevano tutti in rialzo, convinti che il peggio del petrolio fosse alle spalle. Dopo, la Federal Reserve ha alzato i tassi e Wall Street ha passato il resto della seduta a rifare i conti.

    Il rialzo è arrivato: 25 punti base, target al 3,75-4,00%, voto unanime, 12 a 0. È il primo inasprimento dal 2023. Non è stata la decisione a muovere il mercato — quella era ampiamente prezzata — ma tutto ciò che le è stato messo attorno.

    Wall Street: il problema non è il rialzo, è il dopo

    Indice Chiusura Var.
    S&P 500 7.551,81 -0,45% (-33,92 pt)
    Nasdaq Composite 25.978,42 -0,01% (-3,15 pt)
    Nasdaq 100 28.945,06 +0,02% (+7,22 pt)
    Dow Jones Industrial 51.461,90 -1,21% (-631,21 pt)

    La gerarchia del calo racconta più dell'indice medio. Il Dow perde oltre seicento punti e fa peggio di tutti, appesantito dai finanziari; il Nasdaq chiude sostanzialmente invariato, con il Nasdaq 100 addirittura in territorio positivo per due decimi di punto. È l'esatto rovescio della seduta di ieri, quando era la tecnologia a pagare il conto del costo del denaro.

    Il motivo sta nelle proiezioni. Il presidente Kevin Warsh ha tenuto un tono duro — l'inflazione è troppo alta da troppo tempo — e il quadro consegnato al mercato prevede almeno un altro rialzo entro fine 2026 e nessun taglio prima del 2028. La stima sul PCE 2026 sale al 3,7% headline e al 3,4% core, un decimo sopra la lettura di giugno. Il rendimento del Treasury decennale resta sopra il 5%, dove era già salito ieri per la prima volta dal 2007.

    Sotto la superficie, movimenti scomposti: SpaceX guadagna circa il 5% dopo l'annuncio del prossimo lancio orbitale, i semiconduttori rimbalzano su speculazioni di aggregazione tra Intel e SK Hynix, mentre le criptovalute finiscono sotto pressione — il Bitcoin scivola sotto i 76.000 dollari dopo il fallimento del voto procedurale al Senato sul Clarity Act.

    Europa: un rialzo deciso prima di sapere

    Indice Chiusura Var.
    FTSE MIB 51.969 +0,80%
    CAC 40 8.140 ca. +0,62%
    DAX 25.538 +0,53%
    EuroStoxx 50 n.d. +0,48%
    FTSE 100 10.688 +0,28%

    Il livello puntuale di chiusura dell'EuroStoxx 50 non è reperibile da fonte pubblica verificabile: le rassegne di giornata riportano soltanto la variazione percentuale, e preferisco lasciarlo vuoto piuttosto che riempirlo con un valore intraday.

    Milano guida il continente. Prysmian sale del 3,38%, seguita da Lottomatica (+2,76%), Italgas (+2,42%), Brunello Cucinelli (+2,22%), A2A (+2,04%), STM (+2,02%) ed Enel (+1,8%). L'unico scivolone pesante è Stellantis, che cede il 3,33% dopo il taglio di giudizio di Berenberg a "hold".

    Sul governativo italiano il BTP decennale chiude al 4,36%, con lo spread sul Bund a 86 punti base — il Bund a dieci anni al 3,5%. È un livello ordinato, che non ha registrato alcuna reazione alla Fed per la semplice ragione che il mercato obbligazionario europeo aveva già chiuso.

    Il greggio restituisce quello che aveva preso

    Materia prima Chiusura Var.
    WTI 102,05 $ -3,57%
    Brent 105,48 $ -3,01%

    Dopo tre sedute di rialzo il petrolio ha fatto marcia indietro, e la ragione è la più concreta possibile: l'oleodotto saudita danneggiato dovrebbe tornare operativo nel giro di giorni. Ci si sono aggiunte scorte americane più abbondanti delle attese e un dollaro rinforzato dalla decisione della Fed. Il premio di rischio geopolitico non è sparito, ma ha smesso di crescere — ed è esattamente questo che i listini europei stavano festeggiando quando hanno chiuso.

    Sul cambio EUR/USD resta in area 1,154-1,155, sostanzialmente fermo. L'oro invece si riprende e sale a 4.338,22 dollari l'oncia (+1,07%): con la banca centrale che promette rigore fino al 2028, il metallo torna a essere letto come assicurazione sulla durata della stretta, non come alternativa alla cedola.

    Sul fronte macro europeo la giornata era già carica per conto suo: inflazione britannica in accelerazione al 3,1% annuo, prezzi italiani attesi al 3,3%, produzione industriale dell'area euro in contrazione dello 0,2% mensile. I dati consuntivi definitivi non sono ancora disponibili da fonte pubblica: quelle qui riportate restano le attese di consenso pubblicate a mercati aperti.

    Cosa guardare domani

    Il mercato ha smesso di chiedersi se la Fed avrebbe alzato. Da stasera si chiede per quanto tempo resterà lassù — e la risposta ufficiale, per ora, è: fino al 2028.

    L'Europa apre domani dovendo assorbire in una sola volta ciò che Wall Street ha metabolizzato in mezza seduta. Vale la pena osservare due cose: se il differenziale fra Dow e Nasdaq regge anche fuori dagli Stati Uniti, e se il decennale americano sopra il 5% diventa un livello di equilibrio o un punto di partenza.

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