Seconda seduta consecutiva in rosso, con il greggio che continua a dettare l'agenda e il decennale americano che rompe il 5%. Wall Street chiude negativa — S&P 500 a 7.585,73 (-0,45%), Nasdaq Composite a 25.981,57 (-0,78%), Dow a 52.093,11 (-0,63%) — mentre il rendimento del Treasury a dieci anni tocca il 5,041%, massimo dal 2007. In Europa cali contenuti e uniformi: FTSE MIB a 51.555 punti (-0,14%), EuroStoxx 50 a 6.236 (-0,38%), DAX a 25.402 (-0,15%). Il petrolio accelera ancora dopo l'attacco all'oleodotto saudita e il sospetto ordigno su una petroliera nello Stretto di Hormuz: WTI verso 106 dollari (+4,4%), Brent a 108,7 (+2,9%). Domani la Federal Reserve.
Alla vigilia della Federal Reserve il mercato non ha fatto nulla di drammatico, e proprio per questo la seduta va letta con attenzione. Non c'è stata vendita, non c'è stato panico: c'è stato un lento scivolamento in cui ogni listino ha ceduto qualcosa senza che nessuno cedesse davvero. È il comportamento di chi ha già deciso di non decidere fino a domani sera.
Il vero movimento è avvenuto altrove. Il rendimento del Treasury decennale ha superato il 5% e ha chiuso al 5,041%, il livello più alto dal 2007. È il secondo giorno consecutivo in cui l'obbligazionario americano detta il prezzo dell'azionario, e non il contrario.
Wall Street: il costo del denaro batte gli utili
| Indice | Chiusura | Var. |
|---|---|---|
| S&P 500 | 7.585,73 | -0,45% (-34,25 pt) |
| Nasdaq Composite | 25.981,57 | -0,78% (-204,84 pt) |
| Dow Jones Industrial | 52.093,11 | -0,63% (-328,09 pt) |
Il Nasdaq è il peggiore dei tre, ed è un dettaglio che conta: quando il denaro costa il 5% a dieci anni, i flussi di cassa lontani nel tempo valgono meno, e il listino tecnologico è per definizione fatto di flussi di cassa lontani nel tempo. Non serve una cattiva notizia sui conti per far scendere la crescita; basta il tasso di sconto.
Sotto la superficie, però, il quadro è meno compatto di quanto dica l'indice. I semiconduttori hanno fatto da contrappeso dopo il tonfo della vigilia, con Skyworks in rialzo del 13,6%, Qorvo del 9,3%, Qualcomm di circa il 4% e AMD intorno al 2%. A pagare il conto sono stati fintech e salute, con cadute individuali severe: Enova International ha perso il 23,4%, Arrowhead Pharmaceuticals il 12,4%.
Europa: cali ordinati, banche in affanno
| Indice | Chiusura | Var. |
|---|---|---|
| FTSE MIB | 51.555,19 | -0,14% |
| EuroStoxx 50 | 6.236,50 | -0,38% |
| DAX | 25.402,28 | -0,15% |
| CAC 40 | 8.090,28 | -0,34% |
| FTSE 100 | 10.658,13 | -0,37% |
Nessun listino continentale ha perso mezzo punto, il che dopo il -1,68% di Piazza Affari di lunedì è già una forma di stabilizzazione. Milano contiene il calo allo 0,14% grazie alla componente energia — Eni e Tenaris sostenute dal greggio — mentre il comparto bancario è rimasto debole in modo diffuso, da UniCredit a Intesa a BPER. È una rotazione dal credito all'energia che si spiega da sé: il petrolio sopra i cento dollari riaccende la questione inflazione, e l'inflazione è una cattiva notizia per chi ha in bilancio titoli di Stato a lunga scadenza.
Sul fronte governativo italiano il BTP decennale ha chiuso in area 4,44-4,45%, con lo spread sul Bund intorno agli 88 punti base. Il valore esatto al tick non è reperibile da fonte pubblica gratuita a mercato chiuso: le rassegne di giornata lo collocano in una forchetta tra 85 e 89.
Il greggio è ancora il regista
Il rialzo del petrolio non si è fermato, anzi ha accelerato. Il WTI ha chiuso in area 105,8-106 dollari (+4,4%), il Brent a 108,7 dollari (+2,9%).
Due elementi hanno alimentato il movimento. Il primo è l'oleodotto saudita ancora fermo dopo l'attacco, con una quota rilevante della produzione del Golfo bloccata per ragioni di sicurezza. Il secondo, più nuovo, è la segnalazione iraniana di una petroliera colpita da un ordigno nello Stretto di Hormuz — il punto in cui passa la parte più concentrata del commercio mondiale di greggio. Non è il danno in sé a muovere il prezzo, è il premio di rischio su ciò che potrebbe accadere dopo.
Sul cambio, EUR/USD a 1,1540 (-0,07%), euro sui minimi da metà agosto con il dollaro sostenuto dai rendimenti. L'oro chiude sostanzialmente invariato a 4.297,74 dollari l'oncia (-0,03%), ma sui minimi da inizio agosto: quando il Treasury rende il 5%, il metallo che non paga cedola perde il suo argomento migliore.
In Asia seduta interlocutoria: Nikkei 225 a 63.484 punti (-0,01%), Hang Seng a 24.667 (-1,00%), Shanghai Composite a 3.864 (-0,54%).
Cosa guardare domani
Tutto converge sulla riunione della Federal Reserve. Il mercato dei futures sui Fed Funds prezza con probabilità molto elevata un movimento al rialzo dei tassi — una lettura che le rassegne di giornata collocano sopra il 90%, ma che va presa per ciò che è: un prezzo, non una previsione verificata.
Il punto non è la decisione, che il mercato ritiene di conoscere. Il punto è il linguaggio con cui verrà accompagnata — e se la banca centrale riconoscerà il petrolio come uno shock di offerta da attraversare o come un'inflazione da combattere.
La differenza fra queste due frasi vale diversi punti percentuali sull'azionario.
Fonti: Yahoo Finance · CNBC · TheStreet · Investing.com · Il Sole 24 Ore · Teleborsa · SoldiOnline · Trading Economics · Oilprice.com


