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    L'allarme estinzione viene dall'interno. I prezzi non l'hanno registrato

    Il 9 settembre un ricercatore si è dimesso da uno dei principali laboratori americani di intelligenza artificiale accusandolo di «scommettere sulle nostre vite». Il responsabile dell'allineamento gli ha risposto in pubblico confermando: oltre il 10% di probabilità di estinzione entro il decennio. Poi il mercato ha fatto una cosa sola: niente. Meta ha guadagnato l'11,95% nel mese.

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    La frase che da tre giorni circola riassunta come «l'intelligenza artificiale cancellerà l'umanità entro il decennio» non viene da uno studio, da un paper o da un'audizione. Viene da un thread di sette post pubblicati su X la sera di mercoledì 9 settembre da un ricercatore di ventisette anni che quel giorno si era dimesso da uno dei principali laboratori americani di intelligenza artificiale, dopo tre anni passati nel settore.

    Le parole sono queste: il laboratorio «sta correndo diritto verso una superintelligenza che si auto-migliora, e sta scommettendo sulle nostre vite». Ha aggiunto che i responsabili dei laboratori «credono sinceramente che l'IA possa ucciderci tutti entro la fine del decennio», e che entro la fine del prossimo anno «le cose potrebbero sfuggire al controllo».

    Un ricercatore che si dimette con un thread non sarebbe una notizia finanziaria. Lo è diventata per la risposta: nello stesso giorno il responsabile dell'allineamento dello stesso laboratorio — la persona il cui lavoro è esattamente impedire che quello scenario si verifichi — gli ha dato pubblicamente ragione, aggiungendo una cifra. «Crediamo sinceramente che l'IA possa uccidere tutti gli esseri umani. Personalmente penso che sia oltre il 10% entro il prossimo decennio. Credo che il laboratorio stia facendo del suo meglio, ma non abbiamo ancora un piano per risolvere l'allineamento di una superintelligenza e non siamo chiaramente sulla buona strada per averlo.»

    Su un punto conviene essere precisi subito, perché è la differenza tra una notizia e un titolo: quel 10% è una stima soggettiva, dichiarata come tale. Non è l'output di un modello, di una simulazione o di uno studio sottoposto a revisione. È il giudizio di un esperto sul proprio campo — pratica legittima e diffusa, con limiti metodologici noti.

    Gli argomenti, e cosa gli si obietta

    La tesi tecnica si regge su tre gambe. La prima è l'auto-miglioramento ricorsivo: se un sistema contribuisce in modo sostanziale allo sviluppo del sistema successivo, il ciclo accelera e il controllo umano su dove stia andando si assottiglia. Secondo il responsabile dell'allineamento, sta avvenendo «più rapidamente di quanto pensassimo». La seconda è l'ammissione che per una superintelligenza un piano di allineamento non esiste ancora. La terza non è tecnica ma di teoria dei giochi: i laboratori corrono perché sono convinti che se non corrono loro correrà qualcun altro, con meno scrupoli.

    Le obiezioni sono altrettanto concrete. Mark Daley, Chief AI Officer della Western University, ha liquidato la cifra come «un numero buttato lì per fare effetto» e ha detto di non condividerla, pur riconoscendo che la preoccupazione di chi lavora sulla frontiera è «ragionevole». Non esiste uno studio pubblicato a sostegno del 10%. E c'è un problema di incentivi che vale in entrambe le direzioni: un rischio esistenziale rende la tecnologia più potente e più inevitabile agli occhi di investitori e regolatori, mentre lo stesso rischio va ridimensionato quando si avvicina una raccolta di capitale. A maggio i vertici dei due maggiori laboratori americani avevano già fatto marcia indietro sulle proprie profezie apocalittiche sull'occupazione, in vista delle rispettive quotazioni. La retorica sul rischio è essa stessa un dato da leggere con cautela.

    Le voci intorno, nello stesso giorno

    Geoffrey Hinton, Nobel per la Fisica 2024, interpellato dalla BBC sul 10%, ha risposto che «non mi sembra irragionevole» — ma il 10-20% era già la sua stima da tempo: è una conferma, non una presa di posizione nuova. Lo stesso Hinton ha avvertito che «nessuno sa davvero come dare una stima sensata».

    Il contrasto più istruttivo è arrivato per caso. Alle 10:01 del 9 settembre, circa due ore prima che la vicenda diventasse virale, Elon Musk scriveva su X che «l'IA e i robot più che raddoppieranno l'economia globale in meno di dieci anni». Nello spazio di due ore lo stesso decennio è stato descritto come il raddoppio del prodotto mondiale e come una scadenza per la specie.

    Sul piano politico la risposta è arrivata l'11 settembre da Donald Trump, a domanda diretta dei giornalisti: «No, non ne ho nessuna», di preoccupazione. «Ho preoccupazioni sul fatto che se non vinciamo noi sull'IA ci troveremo in una posizione molto brutta.» Sul vantaggio rispetto alla Cina: «un anno, direi». È il dato che serve per capire perché a Washington nessuno si aspetta stretta regolatoria federale a breve.

    Cosa hanno fatto i prezzi

    Qui la storia gira. Nella settimana dell'allarme il paniere dell'intelligenza artificiale si è mosso, ma non nella direzione che il titolo suggerirebbe.

    Titolo Chiusura 11/09 Var. 5 sedute Var. 1 mese
    Meta 648,03 🟢 +5,07% 🟢 +11,95%
    AMD 516,13 🟢 +8,08% +6,88%
    TSMC 433,24 +1,01% +0,95%
    Broadcom 361,99 +1,14% 🔴 -12,99%
    Microsoft 495,63 -0,81% +0,65%
    Alphabet 338,50 +0,01% -1,47%
    Amazon 256,78 -0,67% -3,93%
    Palantir 167,23 🔴 -4,07% -2,23%
    Nvidia 218,29 🔴 -5,24% -2,59%
    Oracle 150,28 🔴 -5,35% -1,96%

    Meta è il titolo migliore del gruppo nei cinque giorni e nel mese. Il 10 settembre — il giorno del picco della polemica — JPMorgan ha alzato il target price da 640 a 820 dollari, portando il giudizio a Overweight e motivandolo proprio con gli agenti e i modelli di frontiera. Cioè con l'intelligenza artificiale.

    Sugli ETF tematici il quadro è meno brillante, ma il calo è mensile e non settimanale: robotica e automazione lasciano intorno al 6-7% sul mese (BOTZ -6,69%, ROBO -6,67%, ARKQ -5,87%), i semiconduttori il 2,79%, il Nasdaq-100 l'1,22%. Sulle cinque sedute i movimenti stanno tutti sotto i due punti.

    Il VIX ha toccato 17,84 il 10 settembre, massimo del mese, dopo 14,53 del 4; l'11 era già rientrato a 15,84. Attribuire quel picco all'allarme sull'estinzione sarebbe comodo e sbagliato: il 10 settembre la BCE ha alzato i tassi di 25 punti base portando i depositi al 2,50%, il Brent era sopra i 101 dollari dopo gli attacchi agli impianti sauditi, e il giorno dopo usciva il CPI americano con il core a +0,3% contro +0,2% atteso. Con le sole chiusure giornaliere quei fattori non si separano, e nessuno dovrebbe fingere il contrario.

    La lettura più onesta è che il calo di Nvidia e Oracle somiglia molto a una reazione ai tassi — rendimenti in salita, riunione della Fed il 15 e 16 settembre — e molto poco a un riprezzamento del rischio esistenziale. Nella stessa settimana, del resto, lo stesso laboratorio da cui è partito l'allarme ha annunciato un impegno per un gigawatt di capacità di calcolo. Nessuno ha frenato.

    Il rischio che il mercato sta davvero prezzando

    Non è l'estinzione. È la bolla, e i due vengono regolarmente confusi nel dibattito pubblico.

    Fitch ha pubblicato a settembre uno scenario di stress — non una previsione base — in cui un «AI bust» farebbe cedere le azioni americane del 35% in sei mesi, con il PIL statunitense a -0,6% nel 2027. La Banca dei Regolamenti Internazionali ha segnalato che la corsa agli armamenti sull'IA resta un rischio per la stabilità finanziaria globale. Sono due affermazioni su multipli, capitale investito e ritorni attesi, non sulla sopravvivenza della specie. Ed è su quelle che i prezzi si muovono.

    Cosa guardare adesso

    Il 15 e 16 settembre si riunisce il FOMC: le probabilità implicite di un rialzo da 25 punti base oscillano, secondo la fonte e il momento della rilevazione, in una fascia larga tra il 50% e il 90% — un consenso che non è consenso, e che questa settimana conta più di qualunque thread. Il 16 entrano in vigore i nuovi tassi della BCE. Il 17 è in calendario un'audizione della House Judiciary Committee americana sul «Great American AI Act», fissata prima di questa vicenda. Sul fronte multilaterale, la scadenza di fine 2026 che i firmatari della campagna ONU sulle «red lines» si erano dati è a quattro mesi, e l'Alto Commissario per i Diritti Umani ha ricordato questa settimana che un accordo del genere non esiste.

    Il mercato non ha giudicato la previsione: l'ha ignorata. Che chi costruisce questi sistemi dia più del 10% a un esito irreversibile, e che i prezzi si muovano invece sul CPI core, è a sua volta un'informazione — e non è rassicurante in nessuna delle due letture.

    Fonti: TechCrunch · Axios · Forbes · TIME · Newsweek · BBC · CP24 · CNBC · Bloomberg · ANSA · Yahoo Finance · 24/7 Wall St. · JPMorgan · Fitch Ratings · BIS

    Questo contenuto ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all'investimento.

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