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    Punto mercati, la chiusura — 11 settembre 2026

    Wall Street chiude la settimana in rialzo corale: S&P 500 a 7.656,98 (+0,86%), Nasdaq a 26.333,04 (+0,96%), Dow a 52.573,29 (+0,98%), con tutti e undici i settori in verde. Il CPI di agosto è uscito a +3,4% annuo e con il fondo a +0,3% mensile, eppure il mercato ha comprato lo stesso: a spostare la seduta è stato il petrolio, WTI a 100,05 dollari (-2,4%) e Brent a 104,61 (-2,8%), dopo le notizie di colloqui fra Iran e Stati del Golfo in Oman sullo Stretto di Hormuz. In Europa Milano fa meglio di tutti, +1,36% a 52.512 punti, spread BTP-Bund a 85 punti base. Sotto la superficie resta il nodo: la curva dei futures assegna ormai circa l'85% di probabilità a un rialzo della Fed la settimana prossima, e il Treasury decennale sta al 4,96%.

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    Ci sono giornate in cui il dato più importante non è quello che tutti aspettavano. Oggi il calendario diceva inflazione americana; il mercato ha guardato il barile.

    L'indice dei prezzi al consumo di agosto è uscito a +0,4% mensile e +3,4% annuo, con la componente di fondo a +0,3% mensile, un decimo sopra le attese. Non è un buon numero. Eppure Wall Street ha chiuso la settimana comprando tutto, e non per distrazione: nelle stesse ore il greggio perdeva quasi tre punti, e su un'inflazione che da mesi è soprattutto una storia di energia quella è la variabile che conta davvero.

    I numeri della seduta

    Indice Chiusura Var.
    S&P 500 7.656,98 +0,86%
    Nasdaq Composite 26.333,04 +0,96%
    Dow Jones 52.573,29 +0,98%
    FTSE MIB 52.512 +1,36%
    EuroStoxx 50 +0,9%
    DAX +0,7%
    CAC 40 +0,7%
    FTSE 100 +0,39%

    (I livelli assoluti di chiusura di EuroStoxx 50, DAX, CAC 40 e FTSE 100 non sono stati reperiti da fonte verificabile entro la chiusura americana: riporto solo le variazioni, che sono confermate.)

    Sul resto del tabellone: WTI a 100,05 dollari (-2,4%), Brent a 104,61 (-2,8%), euro-dollaro a 1,1595 (-0,14%), Treasury decennale al 4,96%, spread BTP-Bund a 85 punti base con il decennale italiano al 4,35%.

    Chi ha vinto, e perché

    Tutti e undici i settori dell'S&P 500 hanno chiuso in positivo, con la tecnologia in testa e i sette grandi del listino — Apple, Alphabet, Microsoft, Amazon, Meta, Tesla, Nvidia — tutti in rialzo. Oracle ha guidato la seduta sulla scia dei conti del cloud, restituendo poi una parte dei guadagni in giornata.

    La spinta vera, però, viene dal petrolio. Il ritracciamento di oggi arriva dopo una settimana violenta nell'altra direzione: Brent +8,7% e WTI +9,4% su base settimanale, con il Brent che giovedì aveva sfiorato i 108 dollari. A muovere il prezzo al ribasso sono state le indicazioni, riportate da media iraniani, di colloqui diplomatici in Oman fra Teheran e gli Stati del Golfo sullo Stretto di Hormuz. Un greggio che scende toglie pressione all'inflazione futura, e il mercato azionario ha prezzato quello, non il CPI di agosto.

    In Europa la seduta è stata la stessa storia con un accento diverso. Milano ha fatto meglio di tutti grazie ai finanziari — ultimo giorno dell'offerta Tim-Poste — e ad Avio sui conti; giù Saipem e le utility. Lo spread si è ristretto da 88,3 a 85 punti base: una tregua, dopo giorni in cui i rendimenti globali salivano tutti insieme.

    Il nodo che resta

    Il punto scomodo è che l'azionario e l'obbligazionario stanno raccontando due cose diverse. Il decennale americano al 4,96% è ai massimi dal 2023 e ha guadagnato circa diciotto punti base in una settimana, mentre la curva dei futures assegna ormai circa l'85% di probabilità a un rialzo dei tassi della Federal Reserve alla riunione della prossima settimana — una probabilità che sette giorni fa stava intorno al 50%.

    Detto altrimenti: le azioni hanno festeggiato il petrolio più economico, i titoli di Stato hanno continuato a scontare una banca centrale che deve ancora stringere. È una divergenza che si risolve in un modo solo, e la data è già segnata sul calendario.


    Fonti: Yahoo Finance, CNBC, ANSA, Milano Finanza, Bloomberg, CME FedWatch.

    Questo contenuto ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria o sollecitazione all'investimento.

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