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    Strategy e SpaceX a questi prezzi: due scommesse sulla stessa variabile

    Strategy tratta a 97 dollari, meno 36% da inizio anno, con 843.775 bitcoin caricati a 75.476 dollari l'uno mentre il bitcoin ne vale 65.000: la tesoreria è sott'acqua del 14% e il moltiplicatore che rendeva interessante il titolo si è spento appena sopra la parità. La trimestrale del 30 luglio ha certificato una perdita contabile da 8,22 miliardi, cinque settimane senza comprare un bitcoin e un programma di vendite ormai strutturale per pagare 1,79 miliardi l'anno di dividendi e interessi. SpaceX tratta a 117 dollari, meno 48% dal picco di giugno, e ha davanti sette giorni decisivi: primo bilancio da quotata il 4 agosto, sblocco di 911 milioni di azioni il 6. E l'acquisizione fra Tesla e SpaceX, a oggi, non esiste su nessun documento societario: c'è una frase di Musk in una call. Ecco le soglie numeriche che dicono quando il momentum riparte davvero, e le date entro cui lo sapremo.

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    Ci sono due modi di sbagliare la domanda «a questi prezzi è un'occasione». Il primo è guardare quanto un titolo è sceso e concludere che ormai è a sconto. Il secondo è guardare la giornata di oggi — verde, convinta, corale — e scambiarla per un giudizio del mercato sulle singole aziende.

    Perché oggi è verde per tutti. L'indice dei prezzi delle spese per consumi personali di giugno, il PCE, è uscito stamattina a 3,7% annuo dal 4,1% di maggio, con la componente di fondo al 3,3% dal 3,4% e un mensile a +0,1% contro attese di +0,2%. Il Brent è scivolato a 89,52 dollari, sotto quella soglia dei 90 che da settimane fa da spartiacque. Risultato: Nasdaq a 25.060 (+2,5%), S&P 500 a 7.411 (+1,3%), e praticamente ogni attività rischiosa in rialzo, comprese le due di cui parliamo qui. Ventiquattr'ore dopo una Federal Reserve che aveva lasciato i tassi al 3,50–3,75% con tre voti contrari a favore di un rialzo.

    Quindi: il verde di oggi è un dato macro, non una promozione aziendale. Separare le due cose è tutto il lavoro che segue.

    Strategy: il moltiplicatore si è spento

    Strategy — l'ex MicroStrategy, ticker MSTR — tratta a 97,02 dollari, in rialzo del 4% sulla seduta ma in calo del 36,5% da inizio anno e del 45,6% sugli ultimi tre mesi. Il minimo delle 52 settimane è a 81,81, il massimo a 414,36. Non è un titolo in fase di correzione: è un titolo che la discesa l'ha già fatta.

    La tesi originale era elegante e per un paio d'anni ha funzionato: l'azienda emette azioni a un prezzo superiore al valore dei bitcoin che possiede, usa il ricavato per comprarne altri, e ogni azione finisce per rappresentare più bitcoin di prima. È il famoso volano. Funziona però a una sola condizione — che il mercato paghi le azioni più del patrimonio sottostante.

    Oggi quella condizione è, nella lettura più generosa, appena soddisfatta. Con la formula classica — l'mNAV, che confronta il valore dell'intera struttura di capitale con quello dei bitcoin in cassa — il multiplo è a 1,04 volte, contro un intervallo di 0,99–1,55 negli ultimi dodici mesi e un minimo a 0,72 toccato a fine giugno.

    Va aggiunta però una cosa che cambia il modo di leggere quel numero: il 24 luglio Strategy ha riscritto la definizione della metrica. Quella ufficiale non è più il rapporto fra valore d'impresa e riserva di bitcoin, ma il prezzo di MSTR diviso il bitcoin netto per azione — netto, cioè al netto del debito convertibile e delle privilegiate — e la soglia di accrescimento dichiarata dall'azienda è 1,0 volte. Su quella base il multiplo viene indicato intorno a 1,07: è un valore ripreso dalla stampa specializzata, non un dato certificato dalla società, e va preso con quella cautela. Cambia il righello, non la sostanza: in entrambe le letture il premio che rendeva redditizio il meccanismo è evaporato. Ma il fatto che sia l'emittente a ridisegnare il metro con cui lo si misura è, di per sé, un'informazione.

    I numeri della tesoreria, presi dal deposito ufficiale del 27 luglio, dicono il resto:

    Voce Valore Periodo
    Bitcoin in tesoreria 843.775 BTC al 26/07/2026
    Costo complessivo 63,69 miliardi di dollari al 26/07/2026
    Prezzo medio di carico 75.476 dollari per bitcoin al 26/07/2026
    Bitcoin acquistati nella settimana zero 20–26/07/2026
    Azioni ordinarie vendute sul mercato 5.429.160, per 544,5 milioni netti 20–26/07/2026
    Riserva in dollari per cedole e dividendi 3,75 miliardi al 26/07/2026

    Con il bitcoin a 64.971 dollari, quella tesoreria vale circa 54,8 miliardi contro i 63,69 pagati: è sott'acqua di quasi il 14%. Perché torni in pari serve un bitcoin sopra i 75.476 dollari, cioè un +16% dai livelli di adesso.

    Ma il dato interessante non è la minusvalenza — è la sequenza delle tre righe centrali della tabella. Nella stessa settimana l'azienda ha comprato zero bitcoin e ha venduto 544,5 milioni di dollari di azioni proprie, a un multiplo di 1,04. È l'esatto contrario del volano: si diluisce l'azionista senza aumentare in modo apprezzabile i bitcoin per azione. E non è un episodio isolato: quelle che a giugno sembravano vendite tattiche sono nel frattempo diventate una politica. Il consiglio ha autorizzato un programma di monetizzazione del bitcoin con tre finalità dichiarate per iscritto — alimentare la riserva in dollari fino a 1,25 miliardi, pagare i dividendi sulle privilegiate e gli interessi sul debito quando scadono, finanziare i riacquisti di titoli propri. Da inizio anno le vendite ammontano a 218,4 milioni di dollari, cioè 3.620 bitcoin: 1.395 nel secondo trimestre a una media di 59.663 dollari e altri 2.225 nel corso di luglio. Il comunicato depositato lo scrive senza giri di parole: sono serviti «to fund a portion of our preferred stock dividends», a finanziare una parte dei dividendi sulle privilegiate. Fra il 30 giugno e il 26 luglio le monete in tesoreria sono scese da 846.000 a 843.775.

    Il motivo per cui la cassa serve è la parte meno raccontata di questa storia, ed è più pesante di quanto sembri a prima vista. Sopra l'azione ordinaria ci sono 6,71 miliardi di obbligazioni convertibili e cinque serie di azioni privilegiate perpetue, che al 30 giugno valgono 15,46 miliardi di dollari di valore di liquidazione. È la seconda voce a contare. Nel solo secondo trimestre 2026 i dividendi sulle privilegiate sono stati 400,7 milioni di dollari, e 630,2 milioni nel primo semestre; sommando gli interessi sul debito, l'onere annuo implicito che la società stessa lascia calcolare è di circa 1,79 miliardi. Sono soldi dovuti indipendentemente da quanto valga il bitcoin.

    Detto questo, e va detto perché è la parte che nella narrazione ribassista salta sempre: quell'onere non è un problema di solvibilità a breve. La riserva in dollari da 3,75 miliardi esiste esattamente per coprirlo, e l'azienda la quantifica in oltre 2,1 anni di copertura fra dividendi e interessi, con diciotto mesi consecutivi di pagamenti e nessuna cedola saltata nemmeno nel pieno della discesa del bitcoin. Chi legge in queste settimane titoli sul rischio di insolvenza sta leggendo qualcosa che i numeri, oggi, non sostengono.

    Sul debito, anzi, il trimestre porta l'unica manovra chiaramente positiva. A maggio la società ha ricomprato 1,50 miliardi di valore nominale delle proprie convertibili a cedola zero con scadenza 2029, pagandole circa 1,38 miliardi in contanti — l'8% sotto la pari — e portando lo stock di convertibili da 8,21 a 6,71 miliardi, un taglio del 18%, con un utile contabile da estinzione anticipata di 113,9 milioni.

    C'è poi un dettaglio che dice più di molte dichiarazioni. La cedola di STRC, la privilegiata a tasso variabile, è stata alzata dall'11,50% al 12,00% per sostenerne il prezzo verso i 100 dollari di valore nominale; e nella settimana fra il 20 e il 26 luglio l'azienda ne ha riacquistate 288.930 azioni a una media di 86,53 dollari, cioè il 13,47% sotto la pari. Nello stesso periodo il programma da 1,0 miliardo di riacquisto di azioni ordinarie, autorizzato a fine giugno, è rimasto fermo a zero acquisti. Tradotto: con il multiplo appena sopra la parità, Strategy preferisce ricomprare il proprio credito a saldo piuttosto che la propria azione.

    Il che cambia la natura dell'oggetto. Fino a un anno fa Strategy era, di fatto, bitcoin con la leva inserita: saliva di più quando il bitcoin saliva. Oggi, con il premio azzerato e un onere fisso in cima alla struttura, assomiglia molto di più a bitcoin meno un canone. La leva verso l'alto non è sparita, ma va riguadagnata: passa dal ritorno del premio, non più dall'aritmetica automatica di prima.

    I conti del secondo trimestre, usciti il 30 luglio alle 16:01 di New York, confermano il quadro riga per riga. Perdita netta di 8,22 miliardi di dollari, pari a −24,45 dollari per azione: una cifra che sembra catastrofica e non lo è, perché è quasi interamente la svalutazione non realizzata dei bitcoin che attraversa il conto economico (−8,32 miliardi). Con questo criterio contabile l'utile oscilla di miliardi in entrambe le direzioni e dice pochissimo. Le righe che dicono qualcosa sono altre: ricavi a 122,4 milioni, in crescita del 6,9% sull'anno ma sotto i 125,4 milioni attesi dal consenso, e soprattutto la cassa disponibile contro gli oneri fissi.

    Il mercato, del resto, non ha punito. MSTR ha chiuso il 30 luglio a 97,74 dollari, in rialzo del 4,73%, facendo meglio del bitcoin (+2,18%) e del Nasdaq (+2,78%), per poi cedere lo 0,5–0,6% nel dopo-mercato. Otto miliardi di perdita assorbiti senza un graffio: perché non sono denaro uscito dalla porta, e perché erano già nel prezzo.

    SpaceX: sette giorni che valgono più di sei settimane

    SpaceX è quotata dal 12 giugno 2026, ticker SPCX sul Nasdaq, collocata a 135 dollari per 555.555.555 azioni di classe A: circa 75 miliardi raccolti, la più grande offerta della storia. Il primo giorno ha chiuso a 160,95; il 16 giugno ha toccato 225,64.

    Oggi tratta a 117,31 dollari. Vuol dire meno 13% dal prezzo di collocamento e meno 48% dal massimo, con il minimo storico a 107,01 segnato in queste ultime settimane. In poco più di sei settimane il titolo ha restituito tutto, e un po' di più.

    Sulla qualità industriale non c'è granché da discutere — metà dei lanci orbitali del mondo e circa 12 milioni di abbonati Starlink a giugno non si commentano. Ma la qualità non è la domanda. La domanda è il prezzo, e il prezzo nei prossimi sette giorni ha due appuntamenti che pesano più di tutto quello che è successo da giugno a oggi.

    4 agosto: il primo bilancio da società quotata. Fino a oggi SpaceX non ha mai dovuto rendicontare a un mercato. Ogni multiplo che si legge in giro è costruito su numeri che l'azienda non era obbligata a mostrare. Il 4 agosto, a mercati chiusi, arriva il primo trimestre vero. Fino ad allora si negozia una narrazione; dopo si negozia un margine.

    6 agosto: si sblocca il primo scaglione di azioni. Ed è qui che sta il fatto meno prezzato del titolo. Due giorni dopo i conti si libera il 20% delle azioni soggette a vincolo — un blocco stimato in circa 911 milioni di azioni, che ai prezzi di oggi vale intorno ai 110 miliardi di dollari, su un flottante che finora è stato di poche unità percentuali del capitale. Non significa che verranno vendute tutte; significa che per la prima volta possono esserlo.

    C'è un dettaglio del meccanismo che vale la pena calcolare, perché è già deciso. Un ulteriore 10% si sarebbe sbloccato se il titolo avesse chiuso almeno il 30% sopra il prezzo di collocamento — cioè sopra 175,50 dollari — in 5 delle 10 sedute precedenti la trimestrale. A 117 dollari quella condizione non è nemmeno vicina: quello scaglione non scatta. È l'unico caso in cui la debolezza del titolo lavora a favore di chi lo possiede.

    Le azioni di Elon Musk, circa 6,4 miliardi, restano vincolate fino al giugno 2027.

    Sul resto del bilancio ci sono due voci che il momentum deve digerire. La prima: il 25 giugno SpaceX ha collocato la sua prima emissione obbligazionaria, 25 miliardi di dollari su cinque scadenze, con cedole dal 5,35% al 6,65% e giudizi di merito nella fascia BBB. Domanda superiore a 90 miliardi, quindi collocamento riuscito — ma è debito a tassi che non erano quelli di tre anni fa. La seconda: l'acquisizione di Cursor per 60 miliardi di dollari interamente in azioni, annunciata il 16 giugno e non ancora perfezionata. Sessanta miliardi pagati in carta sono diluizione futura per chi la carta ce l'ha già.

    Un'ultima nota sui flussi automatici, perché di solito viene raccontata male. SpaceX è entrata nel Nasdaq-100 il 7 luglio, in corsia preferenziale: quell'acquisto forzato dei fondi passivi è già stato incassato e non si ripete. Nel Russell 1000 non è ancora dentro — l'ingresso è atteso a una delle prossime ricostituzioni, settembre o dicembre — quindi un pezzo di domanda meccanica è ancora davanti. Nell'S&P 500 invece non entrerà a breve: serve un utile contabile positivo per quattro trimestri consecutivi, e una richiesta di ammissione accelerata è stata respinta il 4 giugno.

    L'acquisizione Tesla–SpaceX: a oggi non esiste su carta

    Qui va messo un punto fermo, perché è la parte in cui si sta scommettendo su una cosa che non è ancora una cosa.

    Non c'è nessuna operazione annunciata fra Tesla e SpaceX. Nessun comunicato societario, nessun modulo 8-K, nessun prospetto di fusione S-4, nessuna convocazione assembleare depositata presso l'autorità di vigilanza americana. Negli archivi ufficiali non si trova un documento che descriva un'operazione, dei termini, un rapporto di concambio o una tempistica.

    Quello che esiste è una frase. Nella conferenza sui risultati del secondo trimestre di Tesla, il 22 luglio, a Elon Musk è stato chiesto delle sinergie fra le due società. Ha risposto che c'è «sempre più sovrapposizione» fra loro, aggiungendo subito che di combinare aziende non si può parlare in una call e che una cosa del genere va fatta «con il procedimento appropriato». Non è una conferma: è un non-commento con una porta lasciata socchiusa.

    Vale anche la pena correggere la direzione, perché quasi tutti la raccontano al contrario. Nelle ricostruzioni giornalistiche l'ipotesi non è Tesla che compra SpaceX, ma SpaceX che compra Tesla. Guardando i prezzi si capisce perché: Tesla tratta a 307,26 dollari, meno 30% da inizio anno e meno 27% nell'ultimo mese, con un minimo delle 52 settimane a 297,38 — ieri ha chiuso a 298,32, praticamente sul minimo. Il giorno dopo la call di luglio il titolo ha perso il 14,5% in una seduta, anche se quel movimento riflette la trimestrale nel suo complesso e non è isolabile al commento sulla fusione.

    Comprare SPCX oggi per posizionarsi su quell'operazione significa, in termini onesti, pagare un'opzione che non ha un prezzo di esercizio, non ha una scadenza e non ha un documento. Può darsi che arrivi. Ma finché non compare un deposito ufficiale, chi la mette nel conto sta valutando una voce, non un fatto.

    Quello che i due titoli hanno in comune, e che rende l'idea meno diversificata di come sembra

    C'è un motivo per cui Strategy e SpaceX si muovono spesso insieme, e non è che facciano cose simili — una possiede bitcoin, l'altra lancia razzi.

    È che sono entrambe posizioni lunghe sullo stesso fattore: il prezzo del denaro. Strategy lo è perché il bitcoin è l'attività rischiosa più sensibile alla liquidità che esista, e perché la sua struttura di capitale paga cedole fisse che pesano di più quando i tassi salgono. SpaceX lo è perché il suo valore è quasi tutto in flussi di cassa lontani nel tempo, e i flussi lontani sono esattamente ciò che un tasso di sconto più alto punisce di più — con in più 25 miliardi di debito appena emesso a cedole fra il 5 e il 7%.

    Detto altrimenti: tenerle entrambe non è diversificare, è raddoppiare la stessa scommessa. Ed è la ragione per cui la seduta di ieri — Fed ferma ma con tre dissensi al rialzo — le ha colpite insieme, e quella di oggi — PCE più mite, petrolio sotto 90 — le sta rialzando insieme.

    Le condizioni, con le soglie e le date

    Le opinioni senza una condizione di smentita sono intrattenimento. Quindi ecco cosa guardare, e quando.

    Strategy — il momentum riparte se, e solo se, torna il premio.

    • Il multiplo sul patrimonio netto torna stabilmente sopra 1 e ci resta per più di due settimane. Qui la soglia va riscritta, e conviene dirlo apertamente: il riferimento a 1,20 di cui si parlava fino a metà luglio non esiste più, perché il 24 luglio è stata l'azienda a ridefinire la metrica e a fissare la propria soglia di accrescimento a 1,0 volte. Oggi siamo a 1,04 con la formula vecchia e intorno a 1,07 con quella nuova: sopra la linea, ma di un soffio, e con un righello ridisegnato da chi viene misurato. Una ragione in più per non guardare quel numero da solo.
    • L'azienda riprende a comprare bitcoin invece di venderne. I depositi settimanali del lunedì sono il termometro, e ora sono cinque settimane consecutive di acquisti a zero: quello del 27 luglio lo mette nero su bianco — «No bitcoin purchases were made this week» — e in tutto luglio non è stata comprata una sola moneta. Non è una pausa.
    • Il bitcoin supera i 75.476 dollari, il prezzo medio di carico, riportando la tesoreria in utile.

    Si rompe se l'emissione di azioni prosegue con il multiplo appiccicato alla parità — diluizione senza beneficio — o se le vendite di bitcoin, ormai istituzionalizzate nel programma di monetizzazione, passano dal limare la tesoreria all'intaccarla. La verifica del 30 luglio è arrivata, e la risposta è più sfumata di come veniva raccontata alla vigilia: la cassa contro gli oneri fissi tiene, 3,75 miliardi per oltre due anni di copertura, e nel frattempo il debito convertibile è stato tagliato del 18%. Il problema di Strategy, oggi, non è pagare le cedole. È che per pagarle vende l'attivo che tutta la sua tesi le imporrebbe di accumulare.

    SpaceX — il momentum ha due date, e sono entrambe la settimana prossima.

    • 4 agosto, primo bilancio da quotata. È il primo numero verificabile della storia dell'azienda sul mercato.
    • 6 agosto, sblocco di circa 911 milioni di azioni. La domanda non è se il titolo scende: è quanto volume passa nelle sedute successive. Un blocco che si libera senza volumi anomali è la prova migliore che l'azionariato di lungo periodo tiene. Il contrario è l'unica cosa che conta.
    • Il titolo tiene sopra il minimo storico di 107,01. Sotto quel livello, con lo sblocco appena avvenuto, la struttura post-collocamento è compromessa.
    • Il perfezionamento dell'acquisizione di Cursor e l'entità effettiva della diluizione.

    Sulla fusione con Tesla: l'unica prova ammissibile è un deposito ufficiale presso l'autorità di vigilanza americana — un 8-K o un prospetto S-4. Non un'intervista, non un'indiscrezione, non una stima di probabilità di un analista. Finché non c'è, l'ipotesi vale zero in un calcolo serio.

    Sul contesto che governa entrambe:

    • Brent sopra o sotto i 90 dollari. Oggi è a 89,52. È la variabile che, in questa estate, decide l'inflazione americana e quindi la Fed.
    • Prezzi al consumo di luglio, il 12 agosto alle 8:30 di New York. Se confermano la disinflazione già vista nel dato di giugno e nel PCE di stamattina, l'ipotesi di un rialzo a settembre si sgonfia.
    • Riunione della Federal Reserve del 15–16 settembre, quella con le proiezioni. Un rialzo colpirebbe le due posizioni nello stesso punto e nello stesso momento.

    Il giudizio, in tre righe

    A questi prezzi nessuna delle due ha il momentum dalla sua parte. Strategy ha perso il meccanismo che la rendeva qualcosa di più di un fondo su bitcoin con un canone in cima. SpaceX ha perso metà del valore in sei settimane e ha davanti, nell'arco di tre giorni, i due eventi più prevedibili e meno prezzati del suo breve calendario. Il rimbalzo di oggi non riguarda nessuna delle due: riguarda il petrolio sotto 90 e un dato d'inflazione più mite.

    Chi guarda al momentum ha tre appuntamenti in agenda — i conti di SpaceX il 4 agosto, lo sblocco del 6, i prezzi al consumo del 12 — e tre soglie da controllare: il multiplo di Strategy stabilmente sopra 1 secondo la definizione che la società usa da fine luglio, bitcoin sopra 75.476, SPCX sopra 107. Prima di quelle, si sta comprando una speranza sul prezzo del denaro. Che è una posizione legittima, purché si sappia che è quella.


    Fonti

    Aggiornamento del 31 luglio 2026 — questo articolo è stato rivisto dopo la pubblicazione dei conti del secondo trimestre di Strategy, avvenuta il 30 luglio a mercati chiusi. Sono state corrette due affermazioni della versione originale. La prima: l'onere dei dividendi sulle azioni privilegiate era indicato in «circa 900 milioni l'anno», stima ricavata da un'analisi di aprile riferita alla sola serie STRC e nel frattempo superata; il dato corretto è di 400,7 milioni di dollari nel solo secondo trimestre e 630,2 milioni nel semestre, per un onere annuo implicito fra dividendi e interessi di circa 1,79 miliardi — il doppio abbondante di quanto scritto. La seconda: era indicata una soglia di riferimento di 1,20 per il multiplo sul patrimonio netto; quella soglia non esiste più, perché il 24 luglio la società ha ridefinito la metrica e ha fissato la propria soglia di accrescimento a 1,0 volte. È stato inoltre aggiunto il quadro sulla copertura della riserva in dollari — 3,75 miliardi, oltre due anni di dividendi e interessi — perché la versione originale, tacendolo, lasciava intendere un rischio di insolvenza a breve che i numeri depositati non sostengono. Aggiornati infine i riferimenti alla trimestrale, ora al passato, il conteggio delle settimane senza acquisti di bitcoin (cinque) e la natura delle vendite di bitcoin, che da tattiche sono diventate un programma deliberato dal consiglio. Restano invariati, e verificati alla fonte primaria, i dati di tesoreria e la tesi dell'articolo.


    Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non costituiscono consulenza finanziaria personalizzata né una raccomandazione di acquisto o vendita. I dati di mercato sono rilevati in tempo reale il 30 luglio 2026 e le quotazioni intraday possono variare entro la chiusura di seduta. Per decisioni di investimento individuali consulta un consulente abilitato.

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