Mercati

    Punto mercati, la chiusura - 7 settembre 2026

    Wall Street chiusa per il Labor Day, e l'Europa si è mossa da sola: Milano l'unica davvero in rialzo, FTSE MIB a 52.229 (+0,25%) trainato da Lottomatica. Francoforte in coda (-0,2%) con la Sassonia-Anhalt sullo sfondo. Il petrolio è il vero protagonista della seduta, Brent a 97,3 dollari (+1,07%) sulle tensioni nello Stretto di Hormuz. Sotto tutto, l'eco dei payroll di venerdì e due riunioni di banca centrale in agenda.

    Ascolta l'articoloVersione audio narrata

    Le sedute senza Wall Street hanno un difetto e un pregio. Il difetto è che dicono poco: volumi sottili, escursioni minime, nessuno vuole prendere posizione prima di sapere cosa farà New York. Il pregio è che, per una volta, l'Europa si vede da sola — e quello che si vede oggi è un continente che non ha una direzione comune.

    Il Labor Day ha tenuto chiuse le borse americane per l'intera giornata, azionario e obbligazionario. L'Europa ha chiuso in ordine sparso e con variazioni che stanno tutte dentro il mezzo punto: Milano +0,25%, Parigi +0,1%, Londra sostanzialmente invariata, Francoforte in fondo alla classifica a -0,2%. Il FTSE MIB si ferma a 52.229 punti, l'unico indice che si possa chiamare in rialzo senza forzare la parola.

    Milano tiene, e il merito è di pochi titoli

    Il rialzo di Piazza Affari non è largo: è concentrato. Lo firma Lottomatica, che guadagna oltre il 4% sulle prospettive della fusione con Cirsa — il mercato prezza tra i 200 e i 300 milioni di euro di EBITDA online incrementale nell'arco di tre anni, e li prezza subito, come fa sempre con le sinergie annunciate. Dietro, STMicroelectronics sale dell'1,8% seguendo il comparto dei semiconduttori, ed Eni guadagna l'1,3% con il petrolio in rialzo alle spalle.

    Sul lato opposto Amplifon cede l'1,56% e Nexi arretra dell'1%: due titoli che continuano a pagare il proprio problema industriale a prescindere da come si muove l'indice.

    Francoforte è l'anomalia della giornata, e non per ragioni economiche. Il voto in Sassonia-Anhalt ha consegnato all'AfD un risultato senza precedenti dal dopoguerra, il cancelliere Merz ha respinto ogni ipotesi di dimissioni ma il mercato tedesco ha scelto la prudenza. Non è un movimento di prezzo significativo — due decimi di punto — è un segnale di posizionamento: quando il rischio politico entra in Germania, l'Europa smette di essere un blocco.

    Il petrolio si prende la seduta

    Il vero movimento della giornata è sulle materie prime. Il Brent chiude a 97,31 dollari al barile con un progresso dell'1,07%, il WTI a 92,70 dollari (+1,33%). La causa è geopolitica: gli attacchi statunitensi a petroliere iraniane e la minaccia di Teheran di restringere il transito nello Stretto di Hormuz hanno rimesso in prezzo un premio per il rischio di offerta che il mercato aveva quasi archiviato in estate.

    Il Brent che si avvicina ai cento dollari è un problema che si sente prima in Europa che altrove, perché arriva sui costi energetici di un'industria manifatturiera che ha già poco margine. Ed è un problema che si sente in una banca centrale, che sull'inflazione importata ha meno strumenti di quanti ne vorrebbe.

    L'oro fa il movimento opposto, in calo dello 0,55% a 4.452 dollari l'oncia: quando il rischio è di offerta e non di sistema, il rifugio non serve.

    Tassi ed euro: si aspetta giovedì

    Sul reddito fisso italiano il BTP decennale rende il 4,212%, in salita di circa sette centesimi di punto, con lo spread contro il Bund fermo a 81 punti base — stabile, dopo la tensione degli 83 punti toccati a inizio settimana. L'euro tiene 1,1622 contro il dollaro, praticamente invariato.

    La compostezza di questi numeri ha una spiegazione semplice: nessuno si muove prima delle due riunioni che contano. Giovedì tocca alla BCE, e il consenso è per un rialzo di 25 punti base. La settimana successiva tocca alla Fed, il 16 e 17 settembre, e lì il quadro è cambiato venerdì: i payroll americani di agosto hanno segnato 162mila posti contro i 53mila attesi, con le revisioni al rialzo su giugno e luglio, e le probabilità implicite di un rialzo dei tassi sono salite intorno al 58%. Wall Street venerdì aveva chiuso in calo proprio per quello — S&P 500 a 7.718,60 (-0,38%), Nasdaq a 26.506,99 (-0,29%), Dow a 53.414,25 (-0,51%) — e oggi non ha avuto modo di ripensarci.

    Cosa portarsi a casa

    Una seduta senza New York non decide niente, ma dice due cose. La prima è che il mercato del lavoro americano ha smesso di essere l'argomento a favore di chi si aspettava tassi fermi: 162mila posti sono un numero che la Fed non può ignorare, e il 58% di probabilità implicita è già un mezzo prezzo fatto. La seconda è che il rischio di offerta sul greggio è tornato a essere una variabile viva, e non una nota a piè di pagina.

    Domani riapre Wall Street con due settimane di calendario da attraversare e poca voglia di sbagliare il posizionamento. L'Europa, oggi, si è limitata a non fare danni.

    Tutti gli articoliVai a MisterAle
    MisterAleGuidaAI