Il greggio detta la seduta: WTI a 93,99 dollari (+2,74%), Brent a 99,05 (+1,94%) sulle tensioni con l'Iran e sui dazi ritorsivi canadesi. Wall Street chiude in rosso — S&P 500 -0,58% a 7.673,52, Dow -1,18% a 52.786,07, Nasdaq -0,32% a 26.421,41 — mentre l'Europa resta immobile: Milano -0,10% a 52.177 punti, Francoforte piatta, Parigi +0,14%. Spread BTP-Bund a 81,6 punti base, decennale italiano al 4,18%. Giovedì la BCE, venerdì l'inflazione americana.
La prima seduta piena dopo il Labor Day si è decisa fuori dai listini: sul barile. Il greggio è salito per tutta la giornata sulle tensioni tra Stati Uniti e Iran — Teheran ha fatto sapere che agirà contro qualsiasi minaccia, anche prima che venga eseguita — e sulle notizie di attacchi alle infrastrutture petrolifere saudite. Il WTI ha chiuso a 93,99 dollari al barile, in rialzo del 2,74%; il Brent a 99,05 dollari, +1,94%, con la soglia dei cento ormai a portata di mano.
Quando il petrolio sale del tre per cento in una giornata sola, tutto il resto diventa una funzione dell'inflazione attesa. È esattamente quello che è successo.
Wall Street: il Dow paga il conto
| Indice | Chiusura | Var. |
|---|---|---|
| S&P 500 | 7.673,52 | -0,58% |
| Nasdaq Composite | 26.421,41 | -0,32% |
| Dow Jones | 52.786,07 | -1,18% |
| VIX | 15,65 | +2,29% |
La perdita si è concentrata sull'indice più vecchio e più industriale dei tre. Il Dow ha lasciato sul terreno 628 punti, il doppio in percentuale rispetto all'S&P e quasi il quadruplo del Nasdaq: la composizione spiega tutto, perché sull'industria pesano insieme il costo dell'energia e la ritorsione commerciale canadese, entrata in vigore oggi dopo il collasso dei negoziati con l'amministrazione Carney.
La tecnologia ha tenuto meglio proprio perché è la meno esposta a entrambi. Intel ha guadagnato circa il 9% su indiscrezioni di un rialzo dei prezzi dei chip, Oracle circa il 5% alla vigilia dei conti trimestrali. Non è un mercato che vende il rischio: è un mercato che sposta il rischio da un settore all'altro. Il VIX a 15,65, appena sopra il livello di ieri, dice la stessa cosa — nessuno sta comprando protezione sul serio.
Sullo sfondo resta il dato sull'occupazione di venerdì scorso, 162 mila posti creati contro attese di 56 mila, che ha ribaltato le scommesse sulla riunione Fed del 16 settembre: dal taglio dato per scontato si è passati a una probabilità non trascurabile di un rialzo. Il decennale americano è rimasto inchiodato al 4,80%, sui massimi degli ultimi anni.
Europa: ferma, ma per motivi diversi
| Indice | Chiusura | Var. |
|---|---|---|
| FTSE MIB | 52.177 | -0,10% |
| DAX | 26.007 | invariato |
| CAC 40 | 8.317 | +0,14% |
| FTSE 100 | 10.811 | -0,10% |
| EuroStoxx 50 | — | +0,1% circa |
L'Europa ha chiuso fiacca, e la parola è quella giusta: nessun listino si è mosso di mezzo punto. Piazza Affari ha girato attorno alla parità con due forze contrapposte. Sotto pressione i semiconduttori e l'auto — STM -3,41%, Stellantis -2,8%, Ferrari -2,2% — cioè esattamente i settori che il petrolio a 94 dollari e i dazi penalizzano per primi. In rialzo, invece, la partita societaria del giorno: Poste ha rilanciato sull'offerta per TIM portandola a 7,66 euro per azione, e il titolo ha chiuso a 7,69 euro, +2,89%, sopra il prezzo dell'offerta — il mercato scommette che non finisce qui. Bene anche Inwit +3,13%, Prysmian +2,39%, Fincantieri +2,11%.
Sul reddito fisso italiano nessuna tensione: lo spread BTP-Bund ha chiuso a 81,6 punti base, in leggero calo dai 82 dell'apertura, con il decennale al 4,18%. L'euro è rimasto fermo a 1,1623 sul dollaro, in attesa della riunione di giovedì. L'oro ha perso l'1,10% a 4.356 dollari l'oncia: con i rendimenti reali su questi livelli, il metallo che non paga cedole fatica anche in una giornata geopolitica.
Nella notte l'Asia aveva già dato il segnale — Nikkei -1,70%, Hang Seng -0,38%, Shanghai +0,20% — dopo una seduta di lunedì molto più tonica. Sono valori ricavati da fonti aggregate e vanno letti come indicativi.
Cosa guardare adesso
Due appuntamenti comandano il resto della settimana, e vanno nella stessa direzione. Giovedì 10 la BCE decide sui tassi, con il mercato che prezza un rialzo di 25 punti base — decisione che arriva mentre l'energia importata rincara, il che rende la vita di Francoforte più semplice a parole e più scomoda nei fatti. Venerdì l'inflazione americana, l'ultimo dato rilevante prima della Fed del 16 settembre, dopo un rapporto sull'occupazione che ha già spostato le aspettative dalla parte sbagliata per chi sperava in denaro più a buon mercato.
Il filo che tiene insieme la giornata è uno solo: fino a quando il barile sale, ogni banca centrale ha un problema in più e ogni indice industriale un margine in meno. Il resto — Milano immobile, spread fermo, tecnologia che regge — è rumore attorno a quel numero.
Fonti: Yahoo Finance, Ansa, Trading Economics, CNBC.


