Mercati

    Punto mercati, la chiusura - 7 agosto 2026

    Wall Street chiude la settimana in record: l'S&P 500 a 7.757 (+0,62%), il Nasdaq a 26.690 (+1,30%). Il paradosso della seduta è tutto qui: i mercati salgono grazie a un dato sul lavoro pessimo. Luglio ha bruciato 23mila posti contro le 83mila attese, e gli operatori l'hanno letto come il via libera che la Fed non toccherà i tassi. Europa fiacca ma sui massimi, con Francoforte a un nuovo record. Petrolio in ritirata nel pomeriggio dopo lo spavento Hormuz del mattino.

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    C'è una logica rovesciata che governa i mercati quando la banca centrale è al centro della scena, ed è andata in onda per intero oggi a Wall Street. Il dato macro della giornata è stato brutto — anzi, peggio del brutto: gli Stati Uniti a luglio hanno perso posti di lavoro invece di crearne. E gli indici hanno chiuso in rialzo, l'S&P 500 su un nuovo massimo storico. Non è un errore di lettura. È il mercato che smette di guardare l'economia e comincia a guardare la Fed.

    Wall Street chiude la settimana in bellezza

    Chiusura in verde su tutti e tre i listini principali, con il tech a fare da locomotiva.

    Indice Chiusura Var. giorno
    S&P 500 7.757,64 +0,62%
    Nasdaq Composite 26.690,62 +1,30%
    Dow Jones 54.036,93 +0,28%

    L'S&P 500 firma un record di chiusura e archivia la seconda settimana consecutiva di rialzo (+3,5% sui cinque giorni), mentre il Nasdaq mette a segno un +5% settimanale. A trainare, come da copione recente, i tecnologici: sul tabellone dei migliori Atlassian (+35%), Doximity (+33%) e Palantir (+10%), tutti spinti dalle trimestrali. Il Dow, più esposto all'economia reale che al software, si accontenta di un rialzo modesto.

    Il paradosso: si sale perché il lavoro delude

    Il catalizzatore è arrivato in apertura, con il rapporto sull'occupazione di luglio. I numeri, in sintesi:

    • Buste paga: -23.000 posti, contro attese di +83.000
    • Disoccupazione al 4,1%, in calo, ma per una minor partecipazione alla forza lavoro
    • Salari orari +3,2% annuo, il ritmo più fiacco da maggio 2021
    • Revisione al ribasso dei due mesi precedenti: -103.000 posti cumulati

    Un quadro che, in un mondo normale, farebbe scendere le borse. Qui è successo il contrario, e la spiegazione è di quelle che ricorrono ogni volta che la politica monetaria detta l'agenda: bad news is good news. Un mercato del lavoro che si raffredda toglie alla Fed ogni pretesto per alzare i tassi e riapre, semmai, la porta ai tagli. Gli operatori hanno comprato quella porta.

    Resta il fatto che le view degli addetti ai lavori restano divise su cosa farà davvero la banca centrale: c'è chi, come Bank of America, si aspetta ancora rialzi nei meeting rimasti, e chi all'opposto — Citigroup — vede fino a tre tagli entro gennaio. La prossima tessera del puzzle è il dato sull'inflazione USA, l'indice dei prezzi al consumo in uscita mercoledì. Sarà quello a dire chi ha ragione.

    Europa fiacca ma aggrappata ai massimi

    Il Vecchio Continente ha chiuso la settimana in ordine sparso, con variazioni minime ma quasi tutte in territorio positivo.

    Indice Chiusura Var. giorno
    FTSE MIB 53.717 +0,06%
    EuroStoxx 50 6.526,65 +0,37%
    DAX 26.355,84 +0,69%

    Milano ha chiuso praticamente piatta dopo aver sfiorato in giornata i 54.000 punti, un nuovo massimo storico intraday poi rientrato. In luce STM (+3,1%), in coda Stellantis (-1,7%), colpita da un taglio di giudizio. Francoforte, invece, il record lo ha portato a casa: il DAX chiude a 26.356, massimo assoluto, con un +2,8% sulla settimana. Il segnale è che l'Europa resta appesa ai livelli più alti di sempre, ma senza la convinzione di Wall Street: si tiene, non spinge.

    Petrolio, cambio e spread

    Giornata a due tempi sul greggio. In mattinata i prezzi erano saliti sui timori per lo Stretto di Hormuz — voci su un accordo Iran-Oman per la gestione dello stretto e dichiarazioni iraniane su «obiettivi ostili» nell'area — salvo poi ripiegare nel pomeriggio. Gli ultimi prezzi rilevati vedono il WTI intorno a 76,7 dollari (-0,7%) e il Brent poco sopra gli 81 (-1%): lo spavento geopolitico c'è stato, ma non ha retto la seduta.

    Sul valutario, l'euro si è rafforzato sul dollaro fino a 1,1567 (+0,37%), coerente con un biglietto verde indebolito dalle attese di una Fed meno aggressiva. Stessa logica dietro la corsa dell'oro, salito di oltre il 2% verso i 4.340 dollari l'oncia, e la tenuta del Bitcoin in area 65.000.

    Sui titoli di Stato italiani, seduta tranquilla: lo spread BTP-Bund ha chiuso a 77 punti base, in leggero calo, con il rendimento del decennale al 3,89%.

    In una riga

    La settimana si chiude con Wall Street sui massimi e un dato sul lavoro che, letto al contrario, è diventato benzina. Il mercato scommette su una Fed ferma o generosa; mercoledì l'inflazione dirà se la scommessa regge.


    Fonti: Yahoo Finance, CNBC, Bureau of Labor Statistics per i dati USA; Ansa, Il Sole 24 Ore, Investing.com, Trading Economics per Europa, valute e spread — tutti consultati alla chiusura di oggi.

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