Wall Street chiude la settimana in record: l'S&P 500 a 7.757 (+0,62%), il Nasdaq a 26.690 (+1,30%). Il paradosso della seduta è tutto qui: i mercati salgono grazie a un dato sul lavoro pessimo. Luglio ha bruciato 23mila posti contro le 83mila attese, e gli operatori l'hanno letto come il via libera che la Fed non toccherà i tassi. Europa fiacca ma sui massimi, con Francoforte a un nuovo record. Petrolio in ritirata nel pomeriggio dopo lo spavento Hormuz del mattino.
C'è una logica rovesciata che governa i mercati quando la banca centrale è al centro della scena, ed è andata in onda per intero oggi a Wall Street. Il dato macro della giornata è stato brutto — anzi, peggio del brutto: gli Stati Uniti a luglio hanno perso posti di lavoro invece di crearne. E gli indici hanno chiuso in rialzo, l'S&P 500 su un nuovo massimo storico. Non è un errore di lettura. È il mercato che smette di guardare l'economia e comincia a guardare la Fed.
Wall Street chiude la settimana in bellezza
Chiusura in verde su tutti e tre i listini principali, con il tech a fare da locomotiva.
| Indice | Chiusura | Var. giorno |
|---|---|---|
| S&P 500 | 7.757,64 | +0,62% |
| Nasdaq Composite | 26.690,62 | +1,30% |
| Dow Jones | 54.036,93 | +0,28% |
L'S&P 500 firma un record di chiusura e archivia la seconda settimana consecutiva di rialzo (+3,5% sui cinque giorni), mentre il Nasdaq mette a segno un +5% settimanale. A trainare, come da copione recente, i tecnologici: sul tabellone dei migliori Atlassian (+35%), Doximity (+33%) e Palantir (+10%), tutti spinti dalle trimestrali. Il Dow, più esposto all'economia reale che al software, si accontenta di un rialzo modesto.
Il paradosso: si sale perché il lavoro delude
Il catalizzatore è arrivato in apertura, con il rapporto sull'occupazione di luglio. I numeri, in sintesi:
- Buste paga: -23.000 posti, contro attese di +83.000
- Disoccupazione al 4,1%, in calo, ma per una minor partecipazione alla forza lavoro
- Salari orari +3,2% annuo, il ritmo più fiacco da maggio 2021
- Revisione al ribasso dei due mesi precedenti: -103.000 posti cumulati
Un quadro che, in un mondo normale, farebbe scendere le borse. Qui è successo il contrario, e la spiegazione è di quelle che ricorrono ogni volta che la politica monetaria detta l'agenda: bad news is good news. Un mercato del lavoro che si raffredda toglie alla Fed ogni pretesto per alzare i tassi e riapre, semmai, la porta ai tagli. Gli operatori hanno comprato quella porta.
Resta il fatto che le view degli addetti ai lavori restano divise su cosa farà davvero la banca centrale: c'è chi, come Bank of America, si aspetta ancora rialzi nei meeting rimasti, e chi all'opposto — Citigroup — vede fino a tre tagli entro gennaio. La prossima tessera del puzzle è il dato sull'inflazione USA, l'indice dei prezzi al consumo in uscita mercoledì. Sarà quello a dire chi ha ragione.
Europa fiacca ma aggrappata ai massimi
Il Vecchio Continente ha chiuso la settimana in ordine sparso, con variazioni minime ma quasi tutte in territorio positivo.
| Indice | Chiusura | Var. giorno |
|---|---|---|
| FTSE MIB | 53.717 | +0,06% |
| EuroStoxx 50 | 6.526,65 | +0,37% |
| DAX | 26.355,84 | +0,69% |
Milano ha chiuso praticamente piatta dopo aver sfiorato in giornata i 54.000 punti, un nuovo massimo storico intraday poi rientrato. In luce STM (+3,1%), in coda Stellantis (-1,7%), colpita da un taglio di giudizio. Francoforte, invece, il record lo ha portato a casa: il DAX chiude a 26.356, massimo assoluto, con un +2,8% sulla settimana. Il segnale è che l'Europa resta appesa ai livelli più alti di sempre, ma senza la convinzione di Wall Street: si tiene, non spinge.
Petrolio, cambio e spread
Giornata a due tempi sul greggio. In mattinata i prezzi erano saliti sui timori per lo Stretto di Hormuz — voci su un accordo Iran-Oman per la gestione dello stretto e dichiarazioni iraniane su «obiettivi ostili» nell'area — salvo poi ripiegare nel pomeriggio. Gli ultimi prezzi rilevati vedono il WTI intorno a 76,7 dollari (-0,7%) e il Brent poco sopra gli 81 (-1%): lo spavento geopolitico c'è stato, ma non ha retto la seduta.
Sul valutario, l'euro si è rafforzato sul dollaro fino a 1,1567 (+0,37%), coerente con un biglietto verde indebolito dalle attese di una Fed meno aggressiva. Stessa logica dietro la corsa dell'oro, salito di oltre il 2% verso i 4.340 dollari l'oncia, e la tenuta del Bitcoin in area 65.000.
Sui titoli di Stato italiani, seduta tranquilla: lo spread BTP-Bund ha chiuso a 77 punti base, in leggero calo, con il rendimento del decennale al 3,89%.
In una riga
La settimana si chiude con Wall Street sui massimi e un dato sul lavoro che, letto al contrario, è diventato benzina. Il mercato scommette su una Fed ferma o generosa; mercoledì l'inflazione dirà se la scommessa regge.
Fonti: Yahoo Finance, CNBC, Bureau of Labor Statistics per i dati USA; Ansa, Il Sole 24 Ore, Investing.com, Trading Economics per Europa, valute e spread — tutti consultati alla chiusura di oggi.


