Agosto si chiude in rosso ma il mese resta positivo: S&P 500 a 7.686,14 (-0,33%), Nasdaq Composite a 26.370,89 (-0,12%), Dow Jones a 53.185,90 (-0,70%). A muovere la seduta è il petrolio, spinto dal ritorno delle tensioni nello Stretto di Hormuz: WTI a 85,92 dollari (+3,02%), Brent a 90,40 (+2,61%). Francoforte cede l'1,17%, Milano tiene la parità grazie agli energetici. Spread BTP-Bund a 83 punti base.
L'ultima seduta di agosto non l'ha scritta una banca centrale: l'ha scritta una petroliera. Il ritorno degli scontri fra Stati Uniti e Iran attorno allo Stretto di Hormuz ha rimesso un premio di rischio sul barile, e da lì è passato tutto il resto — i listini in rosso, i rendimenti in alto, i petroliferi in cima ai listini europei. Il mese, però, si chiude comunque in guadagno: è un rosso di coda, non un'inversione.
New York, un finale di mese in retromarcia
| Indice | Chiusura | Variazione |
|---|---|---|
| S&P 500 | 7.686,14 | -0,33% |
| Nasdaq Composite | 26.370,89 | -0,12% |
| Nasdaq 100 | 29.456,97 | +0,08% |
| Dow Jones | 53.185,90 | -0,70% |
Il Dow paga il conto più caro, l'S&P scivola di poco, la tecnologia tiene: il Nasdaq 100 chiude addirittura in territorio positivo, unico indice maggiore a farlo. È la firma di una giornata difensiva ma non di paura — quando il mercato ha davvero timore, i megacap non si comprano.
Nel bilancio del mese la fotografia cambia segno. Agosto si chiude con l'S&P 500 in progresso di circa il 2,5%, il Nasdaq attorno al 3% e il Dow poco sopra l'1%. Il rosso di lunedì toglie qualcosa a una tabella che resta verde.
Il petrolio riprende la parola
| Materia prima | Prezzo | Variazione |
|---|---|---|
| WTI | 85,92 $/barile | +3,02% |
| Brent | 90,40 $/barile | +2,61% |
| Oro (spot) | 4.452,70 $/oncia | -0,05% |
Il rialzo del greggio è il vero dato della giornata. L'azione militare statunitense contro lanciarazzi iraniani nello Stretto di Hormuz — il primo episodio di questa intensità da oltre un mese — ha riportato sul tavolo l'ipotesi che venga toccato il passaggio da cui transita una quota decisiva del petrolio mondiale. Il mercato non prezza un blocco: prezza la possibilità che se ne torni a parlare.
L'oro, che in una giornata simile ci si aspetterebbe in rialzo, resta invece fermo poco sotto i 4.453 dollari. Lo tiene ancorato l'altro tema della settimana: una Federal Reserve che dopo Jackson Hole suona molto meno accomodante di quanto il mercato sperasse, con le probabilità di un rialzo dei tassi a settembre salite sopra il 55% dal poco più di un terzo di dieci giorni fa. Con i rendimenti reali che risalgono, il metallo non ha spazio per correre.
Europa, Milano fa eccezione
| Indice | Chiusura | Variazione |
|---|---|---|
| FTSE MIB | 52.613 | -0,01% |
| EuroStoxx 50 | — | -0,07% |
| DAX | 26.258 | -1,17% |
| CAC 40 | 8.334 | -0,79% |
Londra è rimasta chiusa per il Summer Bank Holiday, il che ha tolto liquidità e amplificato i movimenti sul continente. Francoforte è la peggiore, appesantita dall'automotive e dagli industriali, i settori che una bolletta energetica più cara colpisce per primi. Parigi la segue.
Milano chiude praticamente invariata e questa è la notizia: il listino con più peso energetico d'Europa ha trasformato il rialzo del barile in un sostegno. Tenaris, Saipem ed Eni hanno assorbito quello che il resto del mercato perdeva.
Tassi e cambio
Il rendimento del BTP decennale si attesta al 4,16%, con lo spread contro il Bund in risalita attorno agli 83 punti base. Nessuna tensione specifica sull'Italia: è il movimento generale dei rendimenti a spingere, non un premio di rischio nazionale.
L'euro chiude la giornata europea a 1,1619 contro il dollaro. Il biglietto verde resta sostenuto dall'aspettativa di una Fed più rigida di quanto si pensasse ad agosto.
Il dato macro: l'inflazione tedesca sorprende in meglio
La stima preliminare di agosto in Germania segna un +2,9% annuo, in accelerazione rispetto a luglio ma sotto il +3,0% atteso dal consenso; su base mensile il progresso è dello 0,2%. La Francia sale al 2,7% annuo sul dato armonizzato, dal 2,4% precedente.
Sono i due tasselli più pesanti in vista del dato aggregato dell'eurozona, atteso martedì. Il messaggio che consegnano è ambivalente: l'inflazione europea non sta scendendo, ma nemmeno accelerando quanto si temeva. Con un barile a 90 dollari, però, la lettura di settembre parte già con un problema in più.
Asia
| Indice | Chiusura | Variazione |
|---|---|---|
| Nikkei 225 | 66.311,93 | -0,14% |
| Shanghai Composite | 3.986,30 | +0,86% |
| Hang Seng | ~25.567 | -0,22% |
Tokyo chiude poco mossa, Hong Kong in leggero calo, mentre Shanghai è l'unico listino maggiore della giornata a guadagnare con decisione. Il mercato cinese continua a muoversi su una logica interna, largamente scollegata dal ciclo dei tassi occidentale.
Cosa guardare adesso
Tre fili, e tutti e tre si stringono nella stessa settimana. Il primo è Hormuz: finché il premio di rischio sul barile resta, la disinflazione europea rallenta e la Fed ha un argomento in più. Il secondo è il dato di inflazione dell'eurozona di martedì, che dirà se la sorpresa tedesca era un caso o una tendenza. Il terzo è settembre alla Fed, ormai una riunione con esito realmente aperto — cosa che ad agosto non era.
Settembre, storicamente il mese peggiore per l'azionario americano, si apre con più variabili scoperte del solito.
Fonti dei dati: rilevazioni di chiusura del 31 agosto 2026 da Yahoo Finance, Investing.com, Trading Economics, Ansa e Reuters. Il livello in punti dell'EuroStoxx 50 non è risultato disponibile in forma verificabile alla chiusura: è riportata la sola variazione percentuale.


