Wall Street firma la seduta migliore da un mese: S&P 500 a 7.747,71 (+1,06%), Nasdaq Composite a 26.582,39 (+1,39%), Dow Jones a 53.685,52 (+1,18%). A muovere tutto è il decennale americano, sceso verso il 4,77% dopo le parole di Waller sui tassi fermi. Europa positiva ma di un altro passo, Milano a 52.245 (+0,88%), spread in calo a 81,6 punti. Il greggio molla la presa nonostante lo Stretto di Hormuz semivuoto.
La giornata si è decisa sul mercato obbligazionario, come accade sempre più spesso, e l'azionario si è limitato a incassare. Il rendimento del Treasury decennale è arretrato verso il 4,77% e Wall Street ha risposto con il rialzo più ampio dal 4 agosto, chiudendo tutti e tre gli indici principali sopra il punto percentuale.
New York, il sollievo arriva dai rendimenti
| Indice | Chiusura | Variazione |
|---|---|---|
| S&P 500 | 7.747,71 | +1,06% |
| Nasdaq Composite | 26.582,39 | +1,39% |
| Nasdaq 100 | 29.482,32 | +1,16% |
| Dow Jones | 53.685,52 | +1,18% |
L'innesco è stato il governatore della Federal Reserve Christopher Waller, che si è detto incline a sostenere il mantenimento dei tassi ai livelli attuali. Sul CME FedWatch la probabilità implicita di un rialzo alla riunione del 16 settembre è scesa dal 63,2% al 50,4%: una moneta lanciata in aria, non più una decisione data per fatta. È bastato per riaprire il rubinetto sulla tecnologia, che dai tassi dipende più di ogni altro comparto.
Snowflake è stata la storia della seduta, oltre il 20% di guadagno dopo una trimestrale sopra le attese su utili, ricavi e guidance. Nella direzione opposta Broadcom, che ha perso circa il 2% pur avendo battuto le stime: il mercato ha guardato solo alle indicazioni deludenti sui ricavi del quarto trimestre fiscale. Tyson Foods ha ceduto quasi il 7% dopo il taglio della guidance annuale, con i costi della carne bovina che continuano a erodere i margini.
Sul fronte macro americano l'ISM servizi di agosto è salito a 55,4% dal 54,1% di luglio, ventiseiesimo mese consecutivo di espansione, con l'indice dell'attività a 61,7% e i nuovi ordini a 60,9%. Un dato robusto che, in un altro contesto, avrebbe irrigidito le attese sui tassi: oggi è passato in secondo piano rispetto alle parole di Waller.
Europa in rialzo, ma di un altro passo
| Indice | Chiusura | Variazione |
|---|---|---|
| FTSE MIB | 52.245 | +0,88% |
| DAX | 26.003 | +0,63% |
| FTSE 100 | 10.831 | +0,70% |
| CAC 40 | 8.286 | +0,07% |
Milano è stata la migliore del continente, chiudendo poco sopra i 52.200 punti. Le piazze europee hanno però chiuso prima che il movimento americano prendesse forza, e questo spiega la distanza: Parigi si è fermata a un modesto +0,07%, sostanzialmente ferma. Il dato di chiusura dell'EuroStoxx 50 non è stato reperito da una fonte primaria affidabile e per questo non viene riportato.
Sull'obbligazionario italiano lo spread BTP-Bund a dieci anni ha chiuso a 81,6 punti base, in calo, con il rendimento del decennale al 4,15%, cinque punti base sotto la vigilia. L'euro ha chiuso in area 1,162 contro dollaro.
Il petrolio molla la presa, l'oro no
| Materia prima | Prezzo | Variazione |
|---|---|---|
| WTI | 90,6 dollari | -0,4% |
| Brent | 95,6 dollari | invariato |
Qui sta il paradosso della giornata. Lo Stretto di Hormuz ha visto transitare sei navi mercantili, contro le undici del giorno precedente e una media decennale intorno a tredici: il traffico si è dimezzato dopo i nuovi attacchi americani su obiettivi iraniani nella zona, i primi in quasi un mese, con un bilancio riportato dal ministero della Sanità di Teheran di otto morti e centootto feriti.
Eppure il greggio è arretrato. La lettura del mercato è quella di un'escalation intensa ma breve — Trump ha parlato di un attacco «molto pesante» ma non prolungato — e a questo si aggiunge il contributo dell'offerta irachena, salita ad agosto a 2,34 milioni di barili al giorno. L'oro invece ha continuato a salire, in area 4.500 dollari l'oncia: chi copre il rischio geopolitico non ha comprato la tesi della de-escalation rapida.
Cosa guardare adesso
Due appuntamenti reggono le prossime sedute. Il 6 settembre si riunisce l'OPEC+, con un mercato che ha appena dimostrato di saper ignorare una crisi nello snodo più sensibile del trasporto energetico mondiale. Il 16 settembre decide il FOMC, e dopo oggi quella decisione è tornata genuinamente incerta.
Nel mezzo resta Hormuz, che continua a essere la variabile capace di riscrivere in poche ore tutto quello che i mercati hanno prezzato oggi.


