Il petrolio crolla di oltre l'8% sulla tregua USA-Iran e l'Europa se la prende tutta: Milano +0,49%, DAX +1,32%, EuroStoxx 50 +1,09%. Wall Street invece si spacca: Dow a 52.210 (+0,51%), S&P 500 fermo a 7.413 (+0,02%), Nasdaq in rosso (−0,18%) affossato dai chip, con Nvidia −5%. Sullo sfondo, la Fed di mercoledì.
Stessa causa, effetti opposti sulle due sponde dell'Atlantico. Il petrolio che venerdì aveva iniziato a mollare la presa oggi crolla per davvero — oltre l'8% — sulla notizia che Washington e Teheran hanno messo in pausa gli attacchi. L'Europa lo festeggia senza riserve, con Milano, Francoforte e il paniere continentale tutti in verde pieno. Wall Street, invece, guarda altrove: il sollievo sul greggio non basta a coprire la rotazione che continua a svuotare il tech, e così Dow e S&P tengono mentre il Nasdaq scivola ancora. Una seduta a due velocità, con la Fed di mercoledì già proiettata come il prossimo spartiacque.
La fotografia di chiusura
| Mercato | Livello | Var. |
|---|---|---|
| S&P 500 | 7.413,18 | +0,02% |
| Nasdaq Composite | 24.932,08 | −0,18% |
| Dow Jones | 52.210,08 | +0,51% |
| FTSE MIB | 52.055 | +0,49% |
| DAX | 25.431,29 | +1,32% |
| EuroStoxx 50 | ~6.350 | +1,09% |
| WTI | ~82,6 $ | −8,7% |
| Brent | ~90,3 $ | −8,2% |
| EUR/USD | ~1,138 | poco mosso |
| Spread BTP-Bund | oltre 80 bp | poco mosso |
Le rilevazioni USA riflettono i livelli di chiusura disponibili a mercato appena chiuso. La variazione dell'EuroStoxx 50 è confermata dalle fonti a chiusura; il livello assoluto è indicato attorno a 6.350 punti.
Il petrolio molla di colpo: la tregua che riscrive la giornata
Il vero protagonista non è un indice, è una materia prima. Dopo due settimane di escalation che avevano spinto il greggio ben sopra i 90 dollari, oggi arriva la doccia fredda al contrario: secondo una ricostruzione di Reuters, l'Iran sarebbe pronto a sospendere gli attacchi finché regge la pausa militare americana, con il Pakistan a fare da mediatore e la Cina impegnata a riaprire il negoziato. Il mercato non aspetta conferme ufficiali e vende: il WTI cede circa l'8,7% verso gli 82,6 dollari, il Brent perde l'8,2% e ripiega a quota 90.
È il rovescio esatto della paura che aveva dominato luglio. Meno rischio sullo stretto di Hormuz significa meno premio geopolitico sul barile, e per le Borse — soprattutto quelle importatrici di energia — è ossigeno. Vale la pena ricordarlo: nonostante il tonfo di oggi, il petrolio resta comunque in rialzo di oltre il 20% sul mese. La de-escalation è un sollievo, non ancora un cessate il fuoco.
Wall Street a due facce: i chip non mollano la presa
Sul fronte americano il sollievo sul greggio si scontra con un vecchio problema irrisolto: la rotazione fuori dal tech. Il Dow Jones, poco esposto ai semiconduttori e sensibile al calo dei costi energetici, sale dello 0,51% a 52.210 punti; l'S&P 500 chiude sostanzialmente piatto a 7.413 (+0,02%); il Nasdaq Composite resta invece l'anello debole, in rosso dello 0,18% a 24.932.
A zavorrare il listino tecnologico è ancora il comparto dei chip. Nvidia arretra di quasi il 5% a 196,51 dollari, ASML paga circa il 5,8% sulle voci di concorrenza cinese. Il filo conduttore è sempre lo stesso: gli investitori continuano a ridurre l'esposizione ai titoli legati all'intelligenza artificiale, nel timore che la corsa agli investimenti degli hyperscaler corra più veloce dei ritorni. Un nodo che nessuna tregua sul petrolio può sciogliere, e che tiene il Nasdaq ai minimi da oltre due mesi.
Europa in verde pieno: Milano corre con Ferrari e le banche
Il Vecchio Continente, al contrario, incassa il calo del greggio senza il freno del tech pesante e chiude compatto al rialzo. Il DAX guadagna l'1,32% a 25.431 punti, l'EuroStoxx 50 sale dell'1,09% verso quota 6.350, sostenuti dall'alleggerimento sui prezzi dell'energia e dalla tenuta dei finanziari.
Piazza Affari archivia il FTSE MIB a 52.055 punti (+0,49%), con un copione nettissimo: da una parte i titoli che ci guadagnano dal petrolio a buon mercato, dall'altra chi lo estrae e lo trasporta. In cima Ferrari, che vola del 4,29% a 331,8 euro, seguita da Amplifon (+2,63%) e da UniCredit (+1,63%). In fondo, come da manuale in una giornata di crollo del greggio, la filiera energetica: Prysmian cede il 3,78%, Tenaris il 2,86% ed ENI il 2,44%. Il messaggio del listino è coerente: quando il barile scende, a Milano si compra tutto ciò che non è petrolio.
Valute, tassi e l'appuntamento con la Fed
Sul valutario poche scintille: l'euro resta poco mosso, appena sotto quota 1,14 sul dollaro. Sul reddito fisso americano il calo del petrolio si traduce in meno pressione inflattiva e rendimenti in ritirata, con il Treasury decennale che scivola in area 4,65%. In Italia nessuno scossone: il BTP a dieci anni rende intorno al 3,95% e lo spread con il Bund resta poco sopra gli 80 punti base.
Ma lo sguardo è già a mercoledì. La riunione della Federal Reserve del 29 luglio è il vero convitato della settimana: con l'inflazione importata via energia che si sgonfia e il tech che perde colpi, ogni parola di Warsh peserà più del solito. Fino ad allora, il mercato resta sospeso tra il sollievo di oggi e la prudenza di chi non vuole scoprirsi prima del verdetto.
In sintesi
Una giornata che ha diviso l'Atlantico. Il crollo del petrolio sulla tregua USA-Iran ha regalato all'Europa una seduta piena — Milano, Francoforte e l'EuroStoxx tutti in verde, con Ferrari e le banche a trainare — mentre Wall Street si è spaccata: Dow e S&P tengono, il Nasdaq no, ostaggio della solita rotazione fuori dai chip. Il greggio ha smesso di fare paura, ma il nodo dei capex sull'intelligenza artificiale è ancora lì, intatto. E con la Fed a due giorni di distanza, il verdetto vero è solo rimandato.
Fonti: Yahoo Finance (livelli di chiusura S&P 500, Nasdaq, Dow; Nvidia, ASML), ts2.tech e CNBC (petrolio, tregua USA-Iran, Treasury), Trading Economics (WTI, Brent, EuroStoxx 50, DAX), Ansa e MarketScreener (FTSE MIB), SoldiOnline (Piazza Affari, titoli, spread BTP-Bund), FX Leaders (WTI) — dati consultati a chiusura del 27 luglio 2026.


