Wall Street interrompe tre sedute negative: S&P 500 a 7.666,60 (+0,46%), Nasdaq Composite a 26.217,83 (+0,45%), Dow Jones a 53.061,95 (+0,56%). Il Treasury decennale si ferma sopra il 4,8% dopo aver toccato i massimi da novembre 2023 e concede una tregua all'azionario. Milano è l'eccezione europea, FTSE MIB a 51.792 (-0,24%) con Lottomatica affondata dalla fusione con Cirsa. Oro a 4.387 dollari (+1,37%), Nikkei giù del 2,85%.
La giornata si spiega con una cosa sola: i rendimenti hanno smesso di salire. Dopo tre sedute in cui il costo del denaro aveva dettato l'agenda a tutto il resto, il Treasury decennale si è fermato poco sopra il 4,8 per cento — il livello più alto da novembre 2023 — e quella pausa è bastata. Wall Street ha chiuso in rialzo, l'Europa ha galleggiato, l'Asia ha pagato con ventiquattro ore di ritardo il conto della vigilia. Non è un cambio di regime: è una seduta in cui il mercato ha ripreso fiato prima di rimettersi a guardare la Fed.
New York, il rimbalzo arriva dai margini
| Indice | Chiusura | Variazione |
|---|---|---|
| S&P 500 | 7.666,60 | +0,46% |
| Nasdaq Composite | 26.217,83 | +0,45% |
| Dow Jones | 53.061,95 | +0,56% |
Nove settori su undici dell'S&P in territorio positivo, con i materiali di base in testa (+1,6%) e l'immobiliare unico vero laggard (-0,6%): la geografia del rialzo dice che non è stata una giornata di entusiasmo tecnologico, ma di rientro ordinato in tutto ciò che i tassi avevano compresso.
I singoli titoli, invece, hanno raccontato storie molto più nette. Dell Technologies è stata la migliore dell'indice con un progresso del 13 per cento, dopo conti sopra le attese e una guidance alzata sull'esercizio 2027. Nvidia ha guidato il Dow sulle indiscrezioni di un'acquisizione di Hugging Face da quattordici miliardi di dollari, con Meta in scia a +2,5%. Dall'altra parte, Palo Alto Networks ha ceduto il dieci per cento pur avendo battuto le stime sul quarto trimestre: quando il mercato paga in anticipo la perfezione, i conti buoni non bastano più. Nel Dow il freno maggiore in punti indice è arrivato da Microsoft, mentre Honeywell ha ceduto il due per cento.
Europa piatta, Milano fa eccezione
| Indice | Chiusura | Variazione |
|---|---|---|
| EuroStoxx 50 | 6.366 | +0,34% |
| DAX | 25.631 | +0,07% |
| CAC 40 | 8.510 | +0,28% |
| FTSE 100 | 10.868 | -0,27% |
| FTSE MIB | 51.792 | -0,24% |
Il continente ha chiuso sostanzialmente dove aveva aperto. L'unica piazza con una storia da raccontare è stata Milano, e non è una storia macro: Lottomatica ha perso tra il sette e il dieci per cento a seconda della rilevazione dopo l'accordo di fusione con Cirsa, e da sola ha zavorrato l'indice. Sono seguite le vendite su Stellantis (-2,8%) ed Enel (-2,6%), mentre Amplifon e STM hanno tenuto il segno positivo.
Sul fronte governativo il quadro resta teso: lo spread BTP-Bund ha aperto a 85 punti base con il decennale italiano al 4,22 per cento, e a fine seduta le rilevazioni lo collocano sopra gli 80 punti con il rendimento che sfiora il 4,25. Non ho trovato una cifra puntuale di chiusura ufficiale, e preferisco dirlo piuttosto che arrotondare. L'euro si è mosso poco, intorno a 1,1594 sul dollaro nel pomeriggio.
L'energia resta il convitato di pietra
| Materia prima | Prezzo | Variazione |
|---|---|---|
| WTI | 90,41 dollari | +0,21% |
| Brent | 95,01 dollari | +0,38% |
| Oro | 4.387,85 dollari | +1,37% |
| Gas TTF | 73,51 euro/MWh | +1,78% |
Dopo il balzo di ieri il greggio si è limitato a consolidare, ma il Brent resta sui massimi da sei settimane e il motivo non è cambiato: l'escalation tra Stati Uniti e Iran, con i timori sullo Stretto di Hormuz che continuano a mettere un premio di rischio dentro ogni barile. È lo stesso premio che tiene il gas europeo in tensione.
L'oro ha rimbalzato con decisione dai minimi di quasi un mese, sostenuto dal cedimento del dollaro e dei rendimenti nel pomeriggio oltre che dalla domanda di rifugio. Bitcoin ha fatto il movimento opposto, scendendo di circa l'1,8 per cento nelle ventiquattro ore attorno ai 77.100 dollari — dato rilevato nella mattinata americana, non a chiusura serale.
Asia, il conto della vigilia
Tokyo ha pagato il prezzo più salato con un Nikkei 225 a 64.325,64 punti, in calo del 2,85 per cento: il rialzo del petrolio è particolarmente indigesto per un'economia che importa tutto quello che brucia. Più contenute le perdite di Shanghai (3.941,39, -0,97%) e Hang Seng (25.311,21, -0,07%).
Cosa guardare adesso
Il vero tema della seduta non è stato un dato: è stato il presidente della Fed Kevin Warsh, che ha ribadito l'impegno contro l'inflazione e ha spinto il mercato a prezzare intorno al settanta per cento la probabilità di un rialzo dei tassi già questo mese. È il motivo per cui i rendimenti tedeschi e francesi viaggiano sui massimi da oltre un decennio e per cui il rimbalzo di oggi va letto per quello che è — una pausa, non un'inversione.
Il petrolio decide l'inflazione attesa, l'inflazione attesa decide la Fed, e la Fed decide tutto il resto. Finché quella catena resta intatta, ogni giornata verde è una giornata in prestito.


