Mercati

    Punto mercati, la chiusura - 2 settembre 2026

    Wall Street interrompe tre sedute negative: S&P 500 a 7.666,60 (+0,46%), Nasdaq Composite a 26.217,83 (+0,45%), Dow Jones a 53.061,95 (+0,56%). Il Treasury decennale si ferma sopra il 4,8% dopo aver toccato i massimi da novembre 2023 e concede una tregua all'azionario. Milano è l'eccezione europea, FTSE MIB a 51.792 (-0,24%) con Lottomatica affondata dalla fusione con Cirsa. Oro a 4.387 dollari (+1,37%), Nikkei giù del 2,85%.

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    La giornata si spiega con una cosa sola: i rendimenti hanno smesso di salire. Dopo tre sedute in cui il costo del denaro aveva dettato l'agenda a tutto il resto, il Treasury decennale si è fermato poco sopra il 4,8 per cento — il livello più alto da novembre 2023 — e quella pausa è bastata. Wall Street ha chiuso in rialzo, l'Europa ha galleggiato, l'Asia ha pagato con ventiquattro ore di ritardo il conto della vigilia. Non è un cambio di regime: è una seduta in cui il mercato ha ripreso fiato prima di rimettersi a guardare la Fed.

    New York, il rimbalzo arriva dai margini

    Indice Chiusura Variazione
    S&P 500 7.666,60 +0,46%
    Nasdaq Composite 26.217,83 +0,45%
    Dow Jones 53.061,95 +0,56%

    Nove settori su undici dell'S&P in territorio positivo, con i materiali di base in testa (+1,6%) e l'immobiliare unico vero laggard (-0,6%): la geografia del rialzo dice che non è stata una giornata di entusiasmo tecnologico, ma di rientro ordinato in tutto ciò che i tassi avevano compresso.

    I singoli titoli, invece, hanno raccontato storie molto più nette. Dell Technologies è stata la migliore dell'indice con un progresso del 13 per cento, dopo conti sopra le attese e una guidance alzata sull'esercizio 2027. Nvidia ha guidato il Dow sulle indiscrezioni di un'acquisizione di Hugging Face da quattordici miliardi di dollari, con Meta in scia a +2,5%. Dall'altra parte, Palo Alto Networks ha ceduto il dieci per cento pur avendo battuto le stime sul quarto trimestre: quando il mercato paga in anticipo la perfezione, i conti buoni non bastano più. Nel Dow il freno maggiore in punti indice è arrivato da Microsoft, mentre Honeywell ha ceduto il due per cento.

    Europa piatta, Milano fa eccezione

    Indice Chiusura Variazione
    EuroStoxx 50 6.366 +0,34%
    DAX 25.631 +0,07%
    CAC 40 8.510 +0,28%
    FTSE 100 10.868 -0,27%
    FTSE MIB 51.792 -0,24%

    Il continente ha chiuso sostanzialmente dove aveva aperto. L'unica piazza con una storia da raccontare è stata Milano, e non è una storia macro: Lottomatica ha perso tra il sette e il dieci per cento a seconda della rilevazione dopo l'accordo di fusione con Cirsa, e da sola ha zavorrato l'indice. Sono seguite le vendite su Stellantis (-2,8%) ed Enel (-2,6%), mentre Amplifon e STM hanno tenuto il segno positivo.

    Sul fronte governativo il quadro resta teso: lo spread BTP-Bund ha aperto a 85 punti base con il decennale italiano al 4,22 per cento, e a fine seduta le rilevazioni lo collocano sopra gli 80 punti con il rendimento che sfiora il 4,25. Non ho trovato una cifra puntuale di chiusura ufficiale, e preferisco dirlo piuttosto che arrotondare. L'euro si è mosso poco, intorno a 1,1594 sul dollaro nel pomeriggio.

    L'energia resta il convitato di pietra

    Materia prima Prezzo Variazione
    WTI 90,41 dollari +0,21%
    Brent 95,01 dollari +0,38%
    Oro 4.387,85 dollari +1,37%
    Gas TTF 73,51 euro/MWh +1,78%

    Dopo il balzo di ieri il greggio si è limitato a consolidare, ma il Brent resta sui massimi da sei settimane e il motivo non è cambiato: l'escalation tra Stati Uniti e Iran, con i timori sullo Stretto di Hormuz che continuano a mettere un premio di rischio dentro ogni barile. È lo stesso premio che tiene il gas europeo in tensione.

    L'oro ha rimbalzato con decisione dai minimi di quasi un mese, sostenuto dal cedimento del dollaro e dei rendimenti nel pomeriggio oltre che dalla domanda di rifugio. Bitcoin ha fatto il movimento opposto, scendendo di circa l'1,8 per cento nelle ventiquattro ore attorno ai 77.100 dollari — dato rilevato nella mattinata americana, non a chiusura serale.

    Asia, il conto della vigilia

    Tokyo ha pagato il prezzo più salato con un Nikkei 225 a 64.325,64 punti, in calo del 2,85 per cento: il rialzo del petrolio è particolarmente indigesto per un'economia che importa tutto quello che brucia. Più contenute le perdite di Shanghai (3.941,39, -0,97%) e Hang Seng (25.311,21, -0,07%).

    Cosa guardare adesso

    Il vero tema della seduta non è stato un dato: è stato il presidente della Fed Kevin Warsh, che ha ribadito l'impegno contro l'inflazione e ha spinto il mercato a prezzare intorno al settanta per cento la probabilità di un rialzo dei tassi già questo mese. È il motivo per cui i rendimenti tedeschi e francesi viaggiano sui massimi da oltre un decennio e per cui il rimbalzo di oggi va letto per quello che è — una pausa, non un'inversione.

    Il petrolio decide l'inflazione attesa, l'inflazione attesa decide la Fed, e la Fed decide tutto il resto. Finché quella catena resta intatta, ogni giornata verde è una giornata in prestito.

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