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    Punto mercati, la chiusura - 17 agosto 2026

    Lo Stretto di Hormuz si riprende la scena e i mercati pagano il conto. Wall Street chiude in rosso — S&P 500 a 7.745,06 (-0,52%), Dow a 53.459,78 (-0,51%), Nasdaq a 26.644,91 (-0,32%) — mentre il Brent supera i 90 dollari con un rialzo del 2,61% e il WTI sale a 84,65 (+2,73%). Milano tiene la parità grazie ai semiconduttori, il lusso affonda. Il Treasury trentennale al 5,31% tocca il massimo dal 2007.

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    La settimana si apre come si era chiusa il fine settimana: con una mappa geografica aperta sullo Stretto di Hormuz. Il memorandum d'intesa fra Stati Uniti e Iran è scaduto oggi senza rinnovo, e da quel momento in poi ogni altro dato della giornata è diventato secondario. Compresi quelli buoni, che pure c'erano.

    Wall Street: rosso ordinato, non panico

    Gli indici americani chiudono tutti in calo, con la stessa intensità e senza strappi.

    Indice Chiusura Variazione
    S&P 500 7.745,06 -0,52%
    Dow Jones 53.459,78 -0,51%
    Nasdaq Composite 26.644,91 -0,32%

    La lettura interessante sta nella gerarchia. Il Nasdaq perde meno degli altri due, e non è casuale: la giornata ha portato l'accordo da 105 miliardi di dollari fra Nvidia, OpenAI e SB Energy sui data center, che ha tenuto il comparto tecnologico sopra la media del mercato mentre tutto il resto scivolava. Il tecnologico ha continuato a fare quello che fa da tre settimane, cioè assorbire i colpi meglio degli altri.

    Il calo, comunque, resta contenuto. Mezzo punto percentuale su una giornata in cui si parla apertamente di postura militare non è una fuga: è una presa di profitto dopo tre settimane consecutive di rialzo e un record toccato giovedì scorso. Il mercato ha ridotto l'esposizione, non l'ha liquidata.

    Il petrolio è la vera notizia

    Qui la reazione è stata netta e senza ambiguità.

    Materia prima Livello Variazione
    Brent 90,83 $ +2,61%
    WTI 84,65 $ +2,73%
    Oro 4.417,22 $ +0,95%

    Il Brent torna sopra i 90 dollari. Vale la pena ricordare da dove veniva: ancora stamattina il WTI trattava sotto quota 82 e il Brent poco sopra gli 88, con i commenti che parlavano di mercato immobile e di nessun premio geopolitico incorporato nei prezzi. In una sola seduta quel premio è tornato, e pesa oltre due dollari al barile.

    L'oro conferma la lettura salendo dell'1% circa, ma senza l'accelerazione che ci si aspetterebbe da una giornata di vera paura. È il tipo di movimento che segnala copertura, non fuga.

    Europa: Milano tiene, il lusso no

    Il continente ha chiuso in ordine sparso e in leggero calo, con Milano che si distingue per immobilità: FTSE MIB a 53.586 punti, +0,01%, sostanzialmente invariato su volumi di circa 2,6 miliardi di euro. Sotto quella parità apparente c'è però una seduta molto polarizzata.

    A tirare sono stati i semiconduttori: STM +4,8%, in testa al listino, con ASML +2,6% a fare da eco sul resto del continente. Bene anche Prysmian (+2,42%). Dall'altra parte il lusso ha pagato il conto più salato — Kering -4,38%, LVMH -2,65% — insieme a Stellantis (-4,11%), Nexi (-4,25%), peggiore titolo di Piazza Affari, e Fincantieri (-3,7%).

    Le altre piazze hanno chiuso in territorio negativo: DAX -0,22%, FTSE 100 -0,30%, CAC 40 -0,67%. Parigi paga più delle altre proprio per il peso del comparto del lusso nel suo listino.

    Il valore puntuale di chiusura dell'EuroStoxx 50 non è stato reperibile in tempo utile da una fonte affidabile, e preferisco non stamparlo che stamparlo sbagliato.

    Obbligazionario: il campanello del trentennale

    È il dato che passerà più inosservato ed è quello che merita più attenzione. Il Treasury americano a 30 anni ha toccato il 5,31%, massimo dal giugno 2007 — diciannove anni. Il decennale si è fermato al 4,72%, in salita di tre centesimi.

    Un trentennale a quei livelli mentre le azioni scendono racconta qualcosa che non è geopolitica: è il costo del debito a lungo termine che si riprezza. Quando il rischio sale davvero, il denaro corre verso il Treasury lungo e i rendimenti scendono. Oggi è successo il contrario.

    In Italia il quadro è invece tranquillo: BTP decennale al 4,00% (+2,3 punti base), Bund al 3,21%, spread a 79,5 punti base. L'OAT francese rende il 4,06%, sopra il nostro decennale. Lo spread italiano ha ignorato completamente la giornata.

    Sul valutario poco movimento: EUR/USD a 1,1579 (+0,08%), con l'euro sui massimi delle ultime due settimane.

    I dati che nessuno ha guardato

    Ed è un peccato, perché erano buoni. L'Empire State Manufacturing di agosto è uscito a 20,60 contro un'attesa di 11,00: quasi il doppio del consenso, e un netto miglioramento rispetto al raffreddamento che le stime prevedevano. Anche il NAHB Housing Market Index ha battuto le attese, 35 contro 33.

    Sull'altro piatto della bilancia, Goldman Sachs ha segnalato oggi un rallentamento della spesa dei consumatori man mano che si esaurisce il beneficio dei rimborsi fiscali — che è esattamente il tema su cui la settimana verrà giudicata, visto cosa arriva.

    Cosa arriva adesso

    Tre appuntamenti, in ordine crescente di peso.

    Mercoledì i verbali del FOMC. Giovedì e nei giorni successivi le trimestrali della grande distribuzione americana — Walmart, Target, Home Depot, Lowe's — che dopo la nota di Goldman diventano il test più diretto sulla tenuta del consumatore. E sullo sfondo il simposio di Jackson Hole del 27-29 agosto, dove venerdì 28 Kevin Warsh terrà il suo primo keynote da presidente della Federal Reserve.

    Una giornata che si chiude con il petrolio a comandare e il resto a subire. Finché lo Stretto resta un punto interrogativo, il barile continuerà a scrivere l'agenda al posto dei dati macro. Che è sempre un modo scomodo di fare mercato.


    Dati rilevati questa sera da Yahoo Finance, ANSA, Trading Economics e Investing Live. Sul Brent le fonti consultate divergevano nel corso della giornata — la quotazione riportata è quella confermata da due rilevazioni indipendenti a fine seduta.

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