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    Punto mercati, la chiusura - 10 settembre 2026

    Quarta seduta consecutiva in rosso a Wall Street: S&P 500 a 7.591,79 (-0,58%), Dow a 52.064,46 (-0,60%), Nasdaq Composite a 26.081,73 (-0,65%). La BCE alza di 25 punti base portando il tasso sui depositi al 2,50%, il Brent sfonda i 102 dollari e il Bund decennale tocca il 3,5%, massimo dal 2009. Milano tiene meglio di tutti con un FTSE MIB a 51.807 punti (-0,13%), ma lo spread BTP-Bund chiude in allargamento a 88 punti base. Il Treasury a dieci anni al 4,96% dice il resto: il mercato non sta più prezzando un taglio.

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    La giornata si chiude come era cominciata, con il petrolio a dettare il ritmo e tutto il resto a rincorrere. Il Brent ha sfondato i 102 dollari al barile guadagnando l'1,2%, il WTI lo segue a 97,62 dollari con un rialzo dell'1,6%. Sono i massimi da oltre tre mesi, e non sono un movimento di mercato: sono la traduzione finanziaria di missili balistici iraniani su una base usata dagli Stati Uniti in Giordania e di dieci navi colpite, dopo che Washington aveva dichiarato di aver distrutto cinque petroliere iraniane.

    Wall Street ha archiviato la quarta seduta consecutiva in perdita. L'S&P 500 chiude a 7.591,79 punti lasciando lo 0,58%, il Dow Jones a 52.064,46 con un arretramento dello 0,60%, il Nasdaq Composite a 26.081,73 in calo dello 0,65%. Il Russell 2000 fa peggio di tutti, -1,02% a 2.891,49: quando il costo del denaro sale, le società piccole lo sentono per prime. Il VIX guadagna l'8,69% a 17,89, che resta un livello contenuto ma dice che qualcuno ha ricominciato a pagare per proteggersi.

    Wall Street: quattro sedute, un solo motivo

    Indice Chiusura Var. %
    S&P 500 7.591,79 -0,58%
    Dow Jones 52.064,46 -0,60%
    Nasdaq Composite 26.081,73 -0,65%
    Russell 2000 2.891,49 -1,02%
    VIX 17,89 +8,69%

    Il dato sui prezzi alla produzione di agosto, +0,4% su base mensile, è arrivato in linea con le attese e ha offerto un sollievo che è durato il tempo di leggerlo. Il mercato guarda oltre: il CPI di venerdì e la riunione della Federal Reserve della prossima settimana. E ha già cominciato a spostare le proprie scommesse, perché i rendimenti dei Treasury sono ai massimi delle ultime cinquantadue settimane lungo tutta la curva, con il decennale al 4,96%. Non è il profilo di un mercato che aspetta un taglio.

    Sul piano settoriale sono rimasti in verde soltanto comunicazioni e beni di consumo di base, i due rifugi di sempre. Tecnologia e materiali hanno perso entrambi oltre l'uno per cento, con Freeport-McMoRan e Southern Copper fra i peggiori: il rame è la materia prima che legge la crescita industriale prima di chiunque altro, e oggi l'ha letta in ribasso.

    Europa: la BCE alza, il Bund va dove non andava dal 2009

    Il vero appuntamento della giornata europea era alle 14:15. La Banca centrale europea ha alzato i tassi di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,50%, con un'inflazione dell'area euro risalita al 3,3% in agosto e proiezioni al 3% per il 2026 e al 2,5% per il 2027. È il secondo intervento restrittivo dall'inizio del conflitto iraniano, e ha una logica che nessuno a Francoforte nasconde: l'energia sta rimettendo pressione sui prezzi, e la politica monetaria è l'unico strumento in mano anche quando il problema è geopolitico e non monetario.

    Indice Chiusura Var. %
    FTSE MIB 51.807 -0,13%
    DAX 25.361 -0,84%
    EuroStoxx 50 n.d. -0,67%
    CAC 40 n.d. -0,49%
    FTSE 100 10.609 -0,57%

    I livelli puntuali di EuroStoxx 50 e CAC 40 non sono risultati recuperabili da fonte verificabile alla chiusura, e non li inventiamo: restano le variazioni, sulle quali le fonti concordano.

    Milano è il listino che ha tenuto meglio, e di parecchio: un decimale scarso di perdita contro lo 0,84% di Francoforte. Il merito è di una composizione settoriale che oggi ha lavorato a favore. Lottomatica ha guadagnato il 5,44%, Leonardo il 2,85%, Inwit il 2,25%, e le banche hanno spinto per buona parte della mattinata, con MPS e Mediobanca in evidenza, perché un rialzo dei tassi resta la notizia migliore che un bilancio bancario possa ricevere. Dall'altra parte SOL ha ceduto il 5,74%, Interpump il 3,87%, RCS il 3,05%, e i petroliferi hanno pagato il paradosso di un greggio che sale troppo in fretta per essere un buon affare.

    Tassi, cambi, materie prime

    Il movimento più significativo della giornata non è su un indice azionario. Il Bund decennale tedesco è arrivato a toccare il 3,5% intraday, chiudendo al 3,49%: è il livello più alto dal 2009. Il BTP a dieci anni si è portato al 4,38% e lo spread BTP-Bund ha chiuso in allargamento a 88,3 punti base, contro gli 83,6 dell'apertura. È un ampliamento, ma va letto per quello che è: il differenziale si allarga perché la Germania corre, non perché l'Italia scivoli.

    L'euro chiude sostanzialmente fermo contro dollaro a 1,1627, in calo dello 0,05%. Che una banca centrale alzi i tassi e la sua valuta non si muova è il segnale più eloquente della giornata: il mercato aveva già prezzato tutto, e il dollaro trova sostegno altrove, nel petrolio che sale e in una Fed che potrebbe muoversi nella stessa direzione. L'oro cede lo 0,3% in area 4.440 dollari l'oncia, prendendo fiato dopo la corsa.

    Cosa resta sul tavolo

    Il quadro che esce da questa seduta ha una coerenza sgradevole. Il petrolio oltre i cento dollari alimenta un'inflazione che le banche centrali possono solo inseguire; le banche centrali che la inseguono spingono i rendimenti obbligazionari su livelli che l'azionario fatica a giustificare; e i mercati, che dovrebbero scontare il futuro, stanno di fatto aspettando due appuntamenti a brevissimo termine, il dato sui prezzi al consumo di venerdì e la Fed del 16 settembre.

    La quarta seduta consecutiva in rosso a Wall Street non è una correzione: le percentuali sono modeste e ordinate, mezzo punto per volta. È qualcosa di più fastidioso, un'erosione paziente, il tipo di movimento che si nota solo guardando il grafico settimanale. E il fatto che il mercato abbia smesso di discutere di quanto taglierà la Fed per cominciare a chiedersi se non alzerà è, per l'azionario, il cambio di domanda peggiore possibile.

    Fonti: Reuters · ANSA · Teleborsa · Investing.com · TradingEconomics · TheStreet

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