Mercati

    Punto mercati, la chiusura - 1 settembre 2026

    Settembre parte in rosso su entrambe le sponde: S&P 500 a 7.632,70 (-0,70%), Nasdaq Composite a 26.099,77 (-1,03%), Dow Jones a 52.767,59 (-0,79%). Milano è la peggiore d'Europa, FTSE MIB a 51.915 (-1,33%). Il WTI chiude a New York a 90,22 dollari (+5,20%) sull'escalation nello Stretto di Hormuz, mentre il PMI manifatturiero italiano scivola a 49,6 e torna in contrazione. Spread BTP-Bund a 83,1 punti base.

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    Il primo giorno di settembre ha confermato quello che l'ultimo di agosto aveva soltanto accennato: il petrolio ha ripreso il comando, e il resto è andato dietro. Il barile ha guadagnato in una sola seduta oltre il cinque per cento, i rendimenti obbligazionari sono saliti ovunque, e le borse hanno pagato il conto con una progressione ordinata di segni meno da Tokyo a New York. Non è stata una giornata di panico: è stata una giornata in cui il costo del denaro e il costo dell'energia hanno spinto nella stessa direzione, e in quel caso l'azionario ha poco da obiettare.

    New York, la tecnologia paga il prezzo più alto

    Indice Chiusura Variazione
    S&P 500 7.632,70 -0,70%
    Nasdaq Composite 26.099,77 -1,03%
    Nasdaq 100 29.077,22 -1,29%
    Dow Jones 52.767,59 -0,79%

    L'ordine dei perdenti è l'informazione più utile della seduta. Ieri il Nasdaq 100 era stato l'unico indice maggiore a chiudere in verde; oggi è il peggiore, con un calo quasi doppio rispetto all'S&P 500. È il comportamento classico dei titoli a lunga duration quando i rendimenti salgono: le valutazioni della crescita futura si scontano a un tasso più alto, e valgono meno oggi. Il Dow, che ieri aveva sofferto di più, oggi si difende relativamente meglio grazie alla componente energetica e industriale.

    Il mercato sta prezzando una Federal Reserve che non ha alcuna intenzione di allentare. Dopo Jackson Hole, il presidente Kevin Warsh ha ribadito l'impegno a riportare l'inflazione al due per cento, e la probabilità implicita di un rialzo dei tassi alla riunione di metà settembre è salita in area settanta per cento, dal poco più di metà di appena una settimana fa. Con il greggio che spinge sui prezzi, quella probabilità ha smesso di sembrare un'ipotesi di scuola.

    Il petrolio, e il motivo per cui conta

    Materia prima Prezzo Variazione
    WTI 90,22 $/barile +5,20%
    Oro (spot) circa 4.360 $/oncia -1,7% circa

    Il WTI ha chiuso a New York a 90,22 dollari, in rialzo del 5,20 per cento: il movimento più violento sul barile da diverse settimane. La causa è l'escalation militare fra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita una quota decisiva del greggio mondiale. Il mercato non sta scontando una chiusura del canale — sconta il fatto che l'ipotesi sia tornata sul tavolo, e che ci resti.

    Il Brent è salito oltre i 92 dollari, ma le rilevazioni raccolte nel corso di una seduta molto volatile divergono fra loro e non consentono di indicare un prezzo di chiusura univoco: preferiamo non darne uno piuttosto che darne uno sbagliato.

    L'oro, che in una giornata di tensione geopolitica ci si aspetterebbe in acquisto, ha invece ceduto attorno all'1,7 per cento, ai minimi da metà agosto. È la controprova di quale sia il tema dominante: quando il metallo scende mentre il petrolio corre, il mercato non ha paura della guerra, ha paura dei tassi.

    Europa, e Milano in fondo alla classifica

    Indice Chiusura Variazione
    FTSE MIB 51.915 -1,33%
    DAX 25.970 -1,10%
    EuroStoxx 50 6.368,35 -0,81%
    FTSE 100 10.789 -0,32%
    CAC 40 n.d. -0,39%

    Milano chiude ultima fra le grandi piazze europee, e non per caso. A pesare sono stati i titoli a dividendo e i difensivi, quelli che soffrono di più quando il rendimento privo di rischio sale: Poste Italiane -3,78%, TIM -3,61%, Brunello Cucinelli -3,32%, Nexi -3,02%, Amplifon -2,77%. In controtendenza soltanto l'energia, sostenuta dal barile: Tenaris +1,92%, Eni +1,54%.

    Sul fronte obbligazionario lo spread BTP-Bund si è portato a 83,1 punti base, con il decennale italiano al 4,16 per cento e il Bund al 3,33. Il differenziale resta storicamente contenuto: il movimento della giornata è tutto sul livello assoluto dei tassi, non sul rischio Italia. L'euro ha ceduto lo 0,24 per cento contro il dollaro, a 1,1589.

    Il dato che va guardato: l'Italia manifatturiera torna sotto quota 50

    PMI manifatturiero, agosto Valore Precedente
    Italia 49,6 51,3
    Eurozona 52,7 51,9
    Stati Uniti (ISM) 54,6 55,6
    Cina (ufficiale) 49,8 49,2

    È qui la notizia meno rumorosa e più significativa della giornata. Mentre l'Eurozona nel suo complesso segna 52,7, il massimo da maggio 2022, l'Italia scende a 49,6 e torna in contrazione per la prima volta da gennaio, con ordini in calo per il secondo mese consecutivo e la flessione più marcata da circa un anno e mezzo. Il consenso si aspettava 51,5: è uno scarto di quasi due punti nella direzione sbagliata, e spiega una parte del ritardo di Milano.

    Negli Stati Uniti l'ISM manifatturiero resta in espansione per l'ottavo mese a 54,6, ma con due dettagli che contano: i nuovi ordini scendono di tre punti e la componente prezzi resta inchiodata a 71,1. Espansione che rallenta, pressione sui prezzi che non molla. È esattamente il tipo di combinazione che rende la vita difficile a una banca centrale.

    Asia, e il segnale giapponese

    Indice Chiusura Variazione
    Nikkei 225 66.215,34 -0,15%
    Hang Seng 25.328,73 -0,93%
    Shanghai Composite 3.979,89 -0,16%

    Tokyo tiene, ma sullo sfondo c'è il decennale giapponese al tre per cento, massimo dal 1996. Per trent'anni il Giappone è stato il serbatoio di capitale a costo zero del mondo: quando quel rendimento sale, la convenienza a tenere i soldi in patria cambia, e il flusso che alimentava gli attivi rischiosi altrove si assottiglia. È un tema lento, ma è un tema.

    Hong Kong perde di più su dati cinesi ancora deboli e sulle tensioni immobiliari, con il comparto tecnologico in calo dell'1,5 per cento.

    Cosa resta sul tavolo

    La settimana ha due appuntamenti che possono cambiare il tono: i dati sull'occupazione americana venerdì e quelli sui prezzi la settimana successiva. Fino ad allora il mercato lavora su due variabili che oggi puntano nella stessa direzione — un barile che sale per ragioni politiche e una Fed che non ha margine per ignorarlo. Finché restano allineate, i rimbalzi sono tattici. Il momento da osservare è quello in cui si separano.

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