Mercati

    La settimana che viene — 28 settembre-2 ottobre 2026

    Il weekend lascia Hormuz chiuso: Trump respinge il piano iraniano in sette giorni ma annuncia un nuovo giro di colloqui. Wall Street riparte da una settimana positiva, con il decennale americano attorno al 5,18%. Settimana densa: martedì la RBA, mercoledì il PCE di agosto, giovedì ISM e Nike, venerdì payroll e inflazione flash dell'eurozona.

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    I mercati tornano lunedì con due fatti in tasca e una domanda aperta. I fatti: la settimana scorsa si è chiusa in rialzo per tutti e tre gli indici americani, e lo shutdown del 30 settembre non ci sarà. La domanda è sempre la stessa da settimane: quando riapre lo Stretto di Hormuz. Il weekend non ha dato la risposta.

    Il weekend: Hormuz resta chiuso, i colloqui no

    Sabato Donald Trump ha respinto la proposta iraniana per la riapertura dello Stretto. Il piano, illustrato dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, prevedeva un conto alla rovescia di sette giorni verso la riapertura e una pausa nei combattimenti regionali. La replica del presidente: Teheran vuole un accordo «perché sta perdendo malamente». Domenica l'ambasciatore americano all'ONU Mike Waltz ha accusato l'Iran di non negoziare «in buona fede»; Araghchi ha risposto che la delegazione iraniana attende dai mediatori «una posizione definitiva» di Washington.

    La porta però non è chiusa. In un'intervista ad Axios, Trump ha detto che gli Stati Uniti terranno un altro giro di colloqui con l'Iran la prossima settimana. Secondo il Wall Street Journal, in privato il presidente dubita che Teheran accetti le sue condizioni e mette in conto nuovi bombardamenti dopo le elezioni di novembre.

    Per il petrolio è uno scenario a due code. Venerdì il WTI aveva chiuso a 92,41 dollari (-2,33%) proprio sull'ottimismo per i negoziati: il rifiuto di sabato toglie un pezzo di quel premio, l'annuncio di nuovi colloqui ne restituisce una parte. Il prezzo di apertura dirà quale delle due notizie il mercato ha pesato di più.

    Da dove si riparte

    Indice/asset Chiusura 25 settembre Var. giorno
    S&P 500 7.743,41 +0,51%
    Nasdaq Composite 27.068,72 +0,48%
    Dow Jones 51.828,62 +0,93%
    FTSE MIB 51.867 +0,6%
    Stoxx Europe 600 638,65 +0,35%
    WTI 92,41 $ -2,33%
    Oro 4.321,20 $ +0,54%

    Il dato che conta di più non è in tabella azionaria: il Treasury decennale ha chiuso attorno al 5,18%, sui massimi dalla crisi finanziaria, con la Fed che il 16 settembre ha alzato i tassi al 3,75-4%. I future americani riaprono alla mezzanotte italiana: al momento della stesura non c'è ancora una quotazione del weekend da riportare.

    Sul fronte fiscale, una preoccupazione in meno. Il finanziamento provvisorio approvato dal Senato ad agosto con 90 voti a 6 copre l'amministrazione federale fino all'11 dicembre: il 30 settembre, fine dell'anno fiscale, passa senza shutdown.

    L'agenda, giorno per giorno

    Lunedì 28 — Utili industriali cinesi di agosto e verbali della riunione di luglio della Bank of Japan. Avvio tranquillo, il peso lo darà il greggio.

    Martedì 29 — La Reserve Bank of Australia decide sui tassi: il mercato prezza al 92% un rialzo di 25 punti base al 4,60%, dal 4,35%. Negli Stati Uniti le offerte di lavoro JOLTS di agosto e la fiducia del Conference Board; in eurozona il sentiment economico di settembre.

    Mercoledì 30 — Il giorno della Fed senza la Fed. Il deflatore PCE di agosto è atteso a +0,4% mensile e 3,7% annuo; il core a +0,3% mensile e 3,3% annuo. Con le aspettative d'inflazione a un anno dei consumatori già salite al 4,6% (Michigan, lettura finale di settembre), un core sopra le attese riaprirebbe il dibattito su un nuovo rialzo. Nello stesso giorno la terza stima del PIL americano del secondo trimestre, il PMI manifatturiero ufficiale cinese e i prezzi al consumo di settembre di Germania, Francia e Italia. Chiusura di trimestre: attenzione ai ribilanciamenti dei portafogli.

    Giovedì 1 ottobre — Tankan giapponese, con le grandi manifatturiere attese a +23 da +22. Negli Stati Uniti l'ISM manifatturiero di settembre (atteso 55,0, da 54,6), le richieste settimanali di sussidi e, dopo la chiusura, i conti del primo trimestre fiscale di Nike, titolo scambiato vicino ai 36 dollari dopo il declassamento di Bank of America. In settimana sono attesi anche i conti di Micron, termometro della domanda legata all'intelligenza artificiale.

    Venerdì 2 ottobre — Doppio appuntamento. Alle 11 l'inflazione flash dell'eurozona di settembre, con attese tra il 3,5% e il 3,8% dal 3,2% di agosto: una lettura in quella forchetta è la prova che l'energia sta passando nei prezzi, e rafforza la linea della BCE. Nel pomeriggio i payroll americani: consenso a 100.000 nuovi posti (da 162.000), disoccupazione ferma al 4,1%, salari orari +0,3% mensile.

    Cosa guardare

    Tre variabili, in quest'ordine. Il greggio, che dipende da un tavolo diplomatico di cui non si conoscono né data né sede. Il PCE di mercoledì, che dirà se il 5% sul decennale è un punto d'arrivo o una tappa. L'inflazione europea di venerdì, che per un listino come Piazza Affari, pesante di banche ed energia, vale quanto i payroll.

    Il rischio della settimana è la combinazione: petrolio che risale su un nulla di fatto con Teheran e PCE caldo nello stesso giorno. È lo scenario in cui rendimenti e barile salgono insieme, e sono le azioni a pagare.

    Fonti: Irish Times · The Guardian · Washington Post · Yahoo Finance · Milano Finanza · Federal Reserve · Ballotpedia · Newsquawk · Nike Investor Relations · Finance Calendar

    Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria.

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