Mercati

    Punto mercati, la chiusura — 28 settembre 2026

    Settimana che parte in rosso a Wall Street: S&P 500 a 7.683,69 (-0,77%), Nasdaq Composite a 26.820,38 (-0,92%), Dow Jones a 51.481,51 (-0,67%). Il decennale americano sale al 5,24%, massimo dal 2007, dopo il no di Trump alla proposta iraniana. Milano cede lo 0,21% a 51.759 punti, spread BTP-Bund a 94 punti base. Oro in picchiata del 3,8%, Brent a 105,28 dollari.

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    Il rimbalzo di venerdì è durato un fine settimana. Il lunedì si è aperto con il rifiuto di Washington alla proposta di pace di Teheran e si è chiuso con il rendimento del Treasury decennale al livello più alto da quasi vent'anni. In mezzo, il petrolio è salito molto e poi ha restituito quasi tutto; i tassi, invece, non hanno restituito niente.

    Wall Street, i tassi dettano la seduta

    L'S&P 500 ha chiuso a 7.683,69 punti, -0,77%. Il Nasdaq Composite ha perso lo 0,92% a 26.820,38, il Dow Jones lo 0,67% a 51.481,51. Il dato di chiusura del Nasdaq 100 non era disponibile da fonte verificabile al momento della stesura.

    Indice Chiusura Var. giorno
    S&P 500 7.683,69 -0,77%
    Nasdaq Composite 26.820,38 -0,92%
    Dow Jones 51.481,51 -0,67%

    A pesare sono stati soprattutto i settori più sensibili al costo del denaro: immobiliare e banche. I semiconduttori hanno sofferto in blocco, con un'eccezione vistosa: Nvidia ha chiuso a +1,68% dopo l'annuncio di un piano di riacquisto di azioni proprie da 150 miliardi di dollari.

    Il macro: il decennale al 5,24%

    Il vero protagonista della giornata è il mercato obbligazionario. Il rendimento del Treasury a dieci anni è salito al 5,24%, massimo dal 2007; quello a trent'anni al 5,56%, massimo dal 2004. Venerdì il decennale chiudeva al 5,17%. Il mercato sconta un'inflazione più ostinata, alimentata dall'energia, e il rischio di una Fed costretta a tornare ad alzare i tassi. Il deflatore PCE di agosto, atteso mercoledì 30 settembre, diventa così il dato della settimana.

    L'oro, di norma rifugio nelle fasi di tensione geopolitica, ha fatto il contrario: -3,82% a 4.156 dollari l'oncia. Con rendimenti reali in salita, tenere un metallo che non paga cedole costa di più.

    Europa, Milano debole

    Piazza Affari ha chiuso in calo dello 0,21% a 51.759 punti, dopo aver azzerato un rialzo iniziale. In testa Amplifon (+6%), Moncler (+2,6%), Eni e Brunello Cucinelli (+2% ciascuna); in coda Inwit (-2,7%), Ferrari (-2,55%), Enel (-2,2%) e Tim (-1,7%). Fuori dal listino principale, Danieli ha perso il 15,4% dopo indicazioni prudenti sull'andamento futuro.

    Indice Var. giorno
    FTSE MIB -0,21% (51.759)
    DAX -0,13% (25.374)
    Euro Stoxx 50 -0,02%
    FTSE 100 -0,10%
    CAC 40 +0,01%

    I dati di DAX ed Euro Stoxx 50 sono indicativi: le fonti disponibili non concordano sulla chiusura puntuale, ma tutte descrivono una seduta sostanzialmente piatta.

    Dalla BCE, Christine Lagarde ha ribadito che le aspettative d'inflazione a lungo termine restano ancorate intorno al 2%, ma ha avvertito che le prospettive per il 2027-2028 saranno più alte del previsto, per effetto dei prezzi dell'energia.

    Spread e cambio

    Lo spread BTP-Bund ha chiuso in allargamento a 94 punti base, da 91 della vigilia. Il BTP decennale rende il 4,589% (+8 punti base), il Bund il 3,64% (+4). L'euro scambia in area 1,137 contro il dollaro, poco sotto l'1,1394 di venerdì.

    Petrolio, fiammata e ritirata

    Il greggio ha vissuto una seduta a due tempi. Dopo il no americano alla proposta iraniana sullo Stretto di Hormuz, il WTI si è spinto fino a 96,54 dollari e il Brent fino a 108,83. In chiusura il premio di rischio si è in gran parte sgonfiato: WTI a 92,60 dollari (+0,21%), Brent a 105,28 (+0,92%). Il Qatar resta nel ruolo di mediatore tra le parti.

    Materia prima Chiusura Var. giorno
    WTI 92,60 $ +0,21%
    Brent 105,28 $ +0,92%
    Oro 4.156 $ -3,82%

    Cosa guardare adesso

    Il quadro si è spostato dal petrolio ai tassi. Un decennale americano sopra il 5,2% è un problema per le valutazioni azionarie, a prescindere da Hormuz. Mercoledì il PCE dirà se la Fed ha motivo di preoccuparsi; fino ad allora, ogni notizia da Teheran passerà prima dal mercato obbligazionario.

    Fonti: Yahoo Finance, CNBC, ANSA, Teleborsa, Il Sole 24 Ore, Milano Finanza, SoldiOnline, x-rates.com.

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