Mercati

    Punto mercati, la chiusura — 25 settembre 2026

    Venerdì di recupero a Wall Street: Dow Jones a 51.828,62 (+0,93%), S&P 500 a 7.743,41 (+0,51%), Nasdaq Composite a 27.068,72 (+0,48%), e settimana in guadagno per tutti e tre gli indici. Milano sale dello 0,6% a 51.867 punti trainata dalle banche, spread BTP-Bund in calo verso i 91 punti base. Il petrolio ritraccia sulle trattative USA-Iran, WTI a 92,7 dollari. Sullo sfondo, la fiducia dei consumatori americani ai minimi da quattro mesi e il decennale USA al 5,17%.

    Ascolta l'articoloVersione audio narrata

    La settimana si chiude come non era cominciata: in rialzo. Dopo giorni dominati dai rendimenti obbligazionari ai massimi da quasi vent'anni, venerdì i listini hanno scelto di guardare altrove — alle trattative tra Washington e Teheran, che hanno raffreddato il petrolio, e a un calendario macro che non ha offerto nuove ragioni per temere una Fed più aggressiva.

    Wall Street, il Dow guida il rimbalzo

    Il Dow Jones ha chiuso a 51.828,62 punti, +0,93%, il migliore dei tre dopo essere stato il più penalizzato giovedì. L'S&P 500 ha guadagnato lo 0,51% a 7.743,41; il Nasdaq Composite lo 0,48% a 27.068,72. Tutti e tre archiviano la settimana in positivo, e per il Dow si interrompe una serie di tre settimane consecutive in calo. Il dato di chiusura del Nasdaq 100 non era ancora disponibile da fonte verificabile al momento della stesura.

    Indice Chiusura Var. giorno
    Dow Jones 51.828,62 +0,93%
    S&P 500 7.743,41 +0,51%
    Nasdaq Composite 27.068,72 +0,48%

    Tra i singoli nomi, Meta ha rifiatato dopo una settimana da circa +13% sull'onda del lancio del suo nuovo agente di intelligenza artificiale. Nike resta invece in fondo alla classifica, scambiata vicino ai 36 dollari dopo il declassamento di Bank of America, che cita rischi sulle scorte e domanda debole in alcune aree.

    Il macro: consumatori pessimisti, ordini fermi

    Il dato più eloquente della giornata è la fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan: lettura finale di settembre a 48,1, poco sopra le attese (47,5) e la stima preliminare (47,8), ma in netto calo dal 51,7 di agosto e al minimo da quattro mesi. Più delle cifre sul morale, pesano le aspettative d'inflazione a un anno, salite dal 4,0% al 4,6%.

    Gli ordini di beni durevoli di agosto sono rimasti fermi (0,0% su base mensile, dopo il +0,9% di luglio); al netto dei trasporti +0,3%, la metà del +0,6% atteso. Un'economia che rallenta sul fronte degli investimenti e un consumatore che si aspetta prezzi più alti: la combinazione che la Fed gradisce meno. Il rendimento del Treasury decennale ha chiuso al 5,17%. Il prossimo appuntamento chiave è il deflatore PCE di agosto, atteso il 30 settembre.

    Europa, Milano in testa con le banche

    Piazza Affari ha recuperato buona parte della perdita di giovedì: il FTSE MIB ha chiuso a 51.867 punti, +0,6%. In testa Avio (+2,3%), Technoprobe (+2,24%) — in rimbalzo dopo le vendite della vigilia — Unicredit (+2,15%) e Bper (+2%). In coda Tim (-2,7%), Tenaris (-1,9%), Amplifon (-1,25%) ed Eni (-1,17%): l'energia, sostegno del listino giovedì, è diventata zavorra con il calo del greggio.

    Indice Var. giorno
    FTSE MIB +0,60% (51.867)
    DAX +0,55%
    Euro Stoxx 50 +0,50% circa
    FTSE 100 +0,15%
    CAC 40 -0,04%

    Il dato dell'Euro Stoxx 50 è indicativo: non è stato possibile verificare la chiusura puntuale da una fonte primaria.

    Spread e cambio

    Lo spread BTP-Bund si è ristretto nel corso della giornata: aperto a 92 punti base, è sceso a 91 nell'ultima rilevazione disponibile, con il BTP decennale al 4,5% e il Bund al 3,59%. Il valore ufficiale di chiusura non è stato reperito da fonte certa. L'euro si è apprezzato leggermente sul dollaro, a 1,1394 (+0,14%).

    Petrolio, il premio di rischio si sgonfia

    Il greggio ha ceduto terreno: WTI a 92,72 dollari al barile, -2%; Brent a 105,3 dollari, -1,2%. A pesare sono le trattative tra Stati Uniti e Iran a New York, che riducono il timore di interruzioni dell'offerta nello Stretto di Hormuz; gli attacchi Houthi contro l'Arabia Saudita hanno però limitato la discesa del Brent. Il differenziale tra i due benchmark si è allargato a 12,68 dollari, il più ampio da maggio, anche per i timori di uno stop americano all'export di diesel. Sulla settimana il Brent guadagna circa il 2%, il WTI perde circa il 7%.

    Cosa guardare adesso

    Il rialzo di venerdì non cambia il quadro di fondo: tassi a lungo termine sopra il 5% negli Stati Uniti e aspettative d'inflazione in risalita tra i consumatori. La prossima settimana il PCE dirà se la Fed ha ragioni per restare ferma; sul petrolio, tutto dipende dall'esito dei colloqui con Teheran.

    Fonti: Yahoo Finance, TheStreet, Bloomberg, MilanoFinanza, ANSA, Il Sole 24 Ore, The National, MarketScreener, U.S. Treasury, Investing.com.

    Tutti gli articoliVai a MisterAle
    MisterAleGuidaAI