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    Punto mercati, la chiusura — 24 settembre 2026

    Wall Street chiude quasi invariata — S&P 500 a 7.704,13 (-0,02%), Dow Jones a 51.349,98 (-0,31%), Nasdaq Composite a 26.939,37 (+0,01%) — mentre i rendimenti dei Treasury volano al 5,11% sul decennale, massimo dal 2007, dopo PMI più forti del previsto. L'Europa paga di più: Milano -0,85% a 51.543 punti, Francoforte -0,65%, spread BTP-Bund oltre i 94 punti base. Petrolio in forte rialzo su tensioni Iran-Hormuz, Brent sopra i 106 dollari. Vertice Trump-Xi a Washington con proroga della tregua commerciale fino a gennaio.

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    La giornata sui listini americani si chiude quasi ferma sulla carta, ma sotto la superficie si muove la variabile che conta di più: il costo del denaro a lungo termine. Il rendimento del Treasury decennale è salito al 5,11%, il livello più alto dal 2007; il trentennale è arrivato al 5,438%. Il detonatore è stato un dato PMI più forte delle attese, che segnala la maggiore crescita dell'attività privata USA in oltre cinque anni — buona notizia sull'economia reale, cattiva per chi sperava in tassi in discesa rapida.

    Wall Street, equilibrio apparente

    S&P 500 a 7.704,13 punti, -0,02%; Nasdaq Composite a 26.939,37, +0,01%; Dow Jones a 51.349,98, -0,31%, il più penalizzato dei tre per il peso di industriali e ciclici sensibili ai tassi. Sotto l'indice piatto si muovono forze opposte: Oracle ha pesato sul tech dopo le polemiche sul suo data center in New Mexico, mentre Meta ed Eli Lilly hanno guadagnato terreno, compensando la debolezza di parte del comparto intelligenza artificiale.

    Indice Chiusura Var. giorno
    S&P 500 7.704,13 -0,02%
    Nasdaq Composite 26.939,37 +0,01%
    Dow Jones 51.349,98 -0,31%

    Sul fronte geopolitico, il vertice a Washington tra Trump e Xi Jinping ha prodotto la proroga della tregua commerciale USA-Cina fino a gennaio: un elemento di stabilità che ha contenuto ulteriori vendite, in una seduta dove il vero motore erano i tassi, non il commercio.

    L'Europa paga il conto più caro

    Il Vecchio Continente ha reagito peggio. Il FTSE MIB ha chiuso a 51.543 punti, -0,85%, appesantito da Fincantieri (-5,5% nonostante un contratto navale da 3,7 miliardi di euro) e da vendite diffuse sulla tecnologia — Technoprobe, STM, Prysmian — sui timori di una bolla sui titoli legati all'intelligenza artificiale. L'energia ha fatto da contrappeso: Eni ha guadagnato circa l'1,4%, Tenaris lo 0,85%, sostenute dal rialzo del petrolio.

    Il DAX di Francoforte ha ceduto lo 0,65%; l'Euro Stoxx 50 si è mosso in area 6.300 punti, -0,4% circa. I rendimenti dei Treasury ai massimi dal 2007 si sono trasmessi anche ai bond europei, contribuendo alla debolezza generale.

    Indice Chiusura Var. giorno
    FTSE MIB 51.543 -0,85%
    Euro Stoxx 50 ~6.300 -0,40%
    DAX — -0,65%

    Spread e valute

    Lo spread BTP-Bund si è allargato a fine giornata: le rilevazioni disponibili oscillano tra 94,6 e 98 punti base a seconda della fonte, con il BTP decennale italiano tra il 4,54% e il 4,57%, un massimo da novembre 2023. Il Bund tedesco viaggiava intorno al 3,54%. L'euro ha chiuso in leggero calo sul dollaro, tra 1,1369 e 1,1379.

    Petrolio, la fiamma della giornata

    Il vero movimento della seduta è sull'energia. Il WTI ha guadagnato tra il 2,5% e il 3,3%, portandosi in area 94-95 dollari al barile; il Brent è salito oltre i 106 dollari, con letture che arrivano a superare i 107. Le fonti divergono leggermente sui decimali — tipico di una giornata di mercato volatile sull'infra-day — ma la direzione è netta e concorde.

    A muovere il greggio è la crisi del carburante legata al conflitto USA-Iran e alle tensioni sullo Stretto di Hormuz: assenza di progressi nei negoziati diplomatici da un lato, notizie contrastanti su un possibile canale di dialogo dall'altro. Un dato in controtendenza: l'Asia starebbe importando volumi di greggio ai massimi dall'inizio del conflitto, elemento che ha in parte limitato la corsa dei prezzi.

    Le principali piazze asiatiche hanno chiuso miste: Nikkei in rialzo di circa l'1,3%, mentre Hang Seng e Shanghai Composite hanno perso rispettivamente lo 0,5% e lo 0,8% circa, secondo dati non tutti confermati come definitivi.

    Cosa guardare adesso

    Il tema che ha dominato oggi — rendimenti obbligazionari ai massimi da quasi vent'anni — non si esaurisce in una seduta. Se il mercato obbligazionario continua a ripristinare tassi reali più alti sull'onda di dati macro solidi, la pressione tornerà sui settori più sensibili al costo del capitale, a partire dalla tecnologia ad alta valutazione. Sul fronte energetico, l'evoluzione delle tensioni sullo Stretto di Hormuz resta la variabile da monitorare per il prezzo del greggio nei prossimi giorni.

    Fonti: Yahoo Finance, CNBC, Reuters, ANSA, MilanoFinanza, TradingEconomics, DailyForex.

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